Strade del
Vino e dei Sapori
» Strada dei Sapori
del Medio Tirreno Cosentino

Strada dei Sapori del Medio Tirreno
Cosentino
Associazione Strada dei Sapori del
Medio Tirreno Cosentino
Sede Operativa
Via San Leonardo 8
87027 Paola (Cosenza)
Tel: 0982610961
Fax: 0982261162
Grazie alle ghiottonerie che nascono dalla
terra e dagli artigiani di questo tratto di
costa, i calabresi che vivono a migliaia di
chilometri di distanza possono ritrovare i
sapori di casa loro: infatti i cedri
canditi, i fichi secchi, i peperoncini di
qui varcano ogni giorno gli oceani per i
negozi di cose buone di tuttp il mondo. Il
vino che si va a conoscere percorrendo
questa strada era già noto e apprezzato ai
tempi dell'antica Roma, tanto che ne parlò
Plinio. Allora si chiamava Chiarello, ma già
nel 1500 prese il nome che conserva ancora
oggi, Verbicaro, da uno dei paesi in cui si
produce, tra il Pollino e la costa
tirrenica. C'è il tipo Bianco, fatto con le
uve Greco, Malvasia e Guarnaccia bianche,
che si beve con il pesce del vicino mare,
poi il Rosso, fatto soprattutto con uva
Gaglioppo e molto adatto con gli arrosti e i
buoni pecorini stagionati della montagna,
infine il Rosato, quello più adatto alle
specialità del posto come il pesce stocco
con i safarani e la pasta con il sugo di
capra.
Ma Verbicaro è famosa
anche per una dolcezza rara del delizioso
profumo, i Panacielli, che le donne del
paese fanno da sempre mettendo insieme due
delizie della costa tirrenica calabrese, il
cedro candito di Diamante e l'uva zibibbo
passita della Costa Viola. Si comincia con
la vendemmia, quando i grappoli più sani di
Zibibbo vengono, con cure particolari,
appassiti al sole. Poi gli acini, mescolati
a qualche pezzettino di frutto di cedro,
vengono ammucchiati su foglie di cedro (una
volta erano anche fatti in foglie di fico),
con le quali vengono avvolti a comporre
delle pagnotte da 150/200 gr., legate poi
con la ginestra. Il tutto viene passato in
forno. L'uva così profumata dal cedro sarà
davvero qualcosa di unico.
Non a caso qui si fa una
specialità con il cedro: Verbicaro, con la
vicina Santa Maria del Cedro (che non per
nulla si chiama così) fa infatti parte del
territorio dove si produce quasi la totalità
dei cedri italiani, definiti cedri di
Diamante dal nome dell'importante cittadina
sul mare che è pure capitale indiscussa del
peperoncino piccante. Il cedro è un grosso
agrume con pochissimo succo e una scorza
molto spessa, può pesare anche un paio di
chili e il suo pregio principale sta nel
profumo. Il cedro è citato nel Vecchio
testamento come il frutto dell'albero più
bello e degno di figurare nella festa delle
Capanne, tipica del rituale religioso degli
Ebrei.
Così a Diamante vengono i
Rabbini, cioè i capi religiosi delle
comunità ebraiche, di tutto il mondo a
scegliere i frutti più belli. Ma la maggior
parte dei frutti, conservati dapprima in
salamoia e poi cotte più volte in uno
sciroppo di zucchero, vengono canditi. Così
preparati vengono venduti in grosse metà o
in sottili listerelle, sono morbidi, dolci e
profumati. Alcuni finiscono ricoperti di
cioccolato (deliziosi!), altri saranno
protagonisti dei dolci più famosi di mezzo
mondo, come il panettone di Milano, lo
zuccotto di Firenze, la cassata siciliana...
Scendendo lungo il mare
verso sud, dopo aver passato uno dei porti
di pescatori più importanti della regione,
Cetraro, eccoci nel territorio di un altro
albero da frutta importante, il fico: basta
pensare che all'ingresso del Foro di Roma da
2500 anni vengono curate amorevolmente tre
piante, una vite, un ulivo e un fico,
considerate le piante della vita. Ma qui il
fico è speciale perchè dà un frutto, il fico
dottato di Cosenza, considerato il migliore
del mondo per fare dolcetti golosi. Lo
diceva già nel 1100 Gioacchino da Fiore, un
monaco predicatore che ispirò le idee di
S.Francesco e pure la poesia di Dante
Alighieri che lo collocò nel suo Paradiso.
La ricetta più semplice
li vuole farciti con una mandorla e coperti
di cioccolato, oppure vengono passati in
forno imbevuti con uno stupendo sciroppo, il
cosidetto miele di fichi, ottenuto cuocendo
a lungo i fichi freschi, spremendoli e
ricuocendo il loro succo.Sempre imbevuti di
questo miele e asciugati in forno sono le
crocette, ottenute incrociando 4 fichi
secchi farciti con la mandorla, o i pezzetti
di fico che farciscono le foglie della
stessapianta per confezionare il pallone di
fichi, o quelli infilati nelle stecche di
canna a formare le trecce di fichi...
Ma ora che si è giunti a
Belmonte, non si può fare a meno di
assaggiare i pomodori probabilmente
piùgrandi del momndo. Il pomodoro di
Belmonte non è solo il gigante della
categoria -può raggiungerei tre chili!- ma è
pure diverso da tutti gli altri pomodori: il
seme fu portato dall'America cent'anni fa da
un paesano emigrato che aveva nostalgia di
casa, fu piantato e diede frutti enormi, di
colore rosato, a forma di cuore allungato e
un pò obliquo,soprattutto con pochissimi
semi e un sapore decisamente dolce. Da
allora hanno provato a piantare gli stessi
semi in tanti altri posti, ma neppure nei
paesi confinanti nascono pomodori con la
stessa dolcezza.
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