Strade del Vino e dei Sapori
» Strada dei Sapori Cassiodorei

 

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Strada dei Sapori Cassiodorei
Associazione Strada dei Sapori Cassiodorei
C/o Museo Naturalistico Libero Gatti
P/le Elvira Marincola Cattaneo
88060 Copanello di Staletti (Cz)
Tel: 0961911530

 

Di Cassiodoro i libri di scuola non parlano molto, eppure è un personaggio che ha lasciato un segno importante che giunge fino ai giorni nostri. Nato proprio in Calabria, a Squillace, alla fine del V secolo dopo Cristo, fu ministro molto ascoltato del re goto Teodorico e si sforzò perche i barbari invasori e gli abitanti dell'Impero Romano appena crollato vivessero in pace tra loro. A un certo punto della sua vita decise di tornare nella sua terra natìa per dedicarsi a profondi studi degli argomenti più vari: fondò tra i monaci il Vivariense, che può ritenersi la prima università della storia, e qui provvide a far riscrivere e distribuire per il mondo gli scritti degli antichi, molti dei quali, senza di lui, forse sarebbero andati persi per sempre. E fu lui stesso autore di moltissime opere importanti senza dimenticare di descrivere, con i modi di un esperto assaggiatore, le cose buone del territorio,i formaggi e le ricotte che scendevano dai pascoli delle serre, i vini,l'olio, gli ortaggi, spiegando come e perche fossero più buoni che in altri luoghi. Ed era pure un esperto di pesci,che allevava nelle vasche naturali che ci sono ancora oggi tra gli scogli di Copanello.

Il tema più importante di questa strada dei sapori è la nuova via dell'agricoltura biologica, a cui abbiamo già accennato anche descrivendo le altre zone.

La strada dei Sapori Cassiodorei è organizzata per mostrare come si coltiva con questi metodi, soprattutto come si fa l'olio biologico. Ma c'è anche la possibilità di conoscere un altro segreto delle nonne calabresi,le "ervi e timpa", ovvero le erbe di sentiero. Già, perche tanti buoni sapori di una volta non vengono dagli orti e dai frutteti, ma dalla semplice raccolta di ciò che gratuitamente regala la natura. In questo territorio che dal mare con le sue scogliere, gli uliveti, i frutteti di agrumi, si inerpica pian piano sulle Serre ricche di boschi, crescono quasi tutte le piante selvatiche tipiche della cucina calabrese, alcune riservate a raccoglitori esperti, altre conosciute da tutti, come, proprio sulle rocce che guardano il mare, i capperi.

Si tratta dei boccioli di un bellissimo fiore che pare un fuoco d'artificio: vengono raccolti quando sono ben chiusi e sodi, poi messi sotto sale perche il loro aroma si sprigiona solo dopo che il sale li ha fatti maturare. Alla fine si usano semplicemente sciacquati o passati sottaceto. Ben conosciuti sono pure gli asparagi selvatici, quelli che vengono tra le siepi vicino a orti e frutteti e quelli che crescono non nei boschi più in alto.

Poi ci sono un pò ovunque ai lati di strade e sentieri delle piante più alte di noi con grandi ombrelle di fiorellini minutissimi gialli e foglie fatte di sottili filamenti: ecco il Finocchi selvatico, le cui foglie di primavera sono stupende con la pasta, mentre i fiori e i semi sono indispensabili per profumare tante delizie come, ad esempio, la sardella.

Un'ultimo esempio di erba selvatica ricercata da sempre: l'Origano, di cui si raccoglie l'intera pianta quando è in fiore, se ne fanno mazzetti che si appendono a seccare all'ombra.

Cassiodoro raccontava di olio e vino ma soprattutto descriveva i profumi e i sapori diversi dei formaggi che venivano dai monti: il segreto stava nella varietà di erbe dei pascoli, perchè già allora pecore e pastori si spostavano di stagione in stagione alla ricerca dell'erba più verde. Questo viaggiare dal mare ai monti e viceversa ha un nome, transumanza, ed ha segnato la storia delle genti del versante ionico calabrese.

Un rito, non solo un gran buon piatto, antichissimo è la pecora bollita: "serve una quadara (un pentolone in rame stagnato) una bella pecora grossa, verdure varie, aromi diversi, a cottura lentissima.