Catene Montuose
» L'Aspromonte
Dell'acrocoro aspromontano è stata data una bella
immagine: quella di un "aquilone esagonale
proteso verso il Mediterraneo". Si ha
notizia che il nome "Aspromonte" (monte
aspro) è apparso la prima volta in un
documento notarile redatto il 2 ottobre 1528
a Bovalino Superiore. Nel dialetto calabrese
l'acrocoro aspromontano è significato con
due termini: "aspuru" e "aspru" per indicare
un luogo impervio fatto di cime e valloni,
di gole intricate, di burroni, di alture e
di radure luminose e di precipizi, di grotte
che forse nei tempi antichi del monachesimo
greco servivano agli asceti, agli eremiti
come rifugi per la loro vita contemplativa
in solitudine.
Corrado Alvaro lo ha
definito "una bellezza di pura geologia, di
conformazione del terreno e di storia della
terra".
Visto dalla sua vetta più alta: il Montalto
(m.1956), l'Aspromonte offre la sua totale
mediterraneità essendo circondato per tre
lati dal mare. I suoi confini interni non
sono bene evidenziati: sul versante Ionico
il limite dovrebbe essere lo stacco di
faglia di Platì, tra la fiumara di Careri e
il torrente Platì. Sul versante tirrenico il
limite sarebbe determinato dal torrente
Calabrò affluente del Petrace. L'Aspromonte
è contornato da piani alti e terrazzamenti
marini.
Ad oriente e a
mezzogiorno la sua cornice sono i costoni
ripidi degradanti verso lo Jonio con i
contrafforti turriti e calanchi di rocce
chiare che assumono forme suggestive a causa
dell'erosione prodotta dalla forza dei
venti.
L'Aspramonte è l'estrema entità orografica
della penisola italiana. La complessità di
questa montagna meridionale racchiude una
discontinuità difficilmente spiegabile con
esemplificazioni per la ragione che la
complessità assume aspetti che allo studioso
provano soltanto la molteplicità degli
eventi orogenetici che hanno prodotto una
frantumazione e una diversificazione che
imporrebbero un nuovo disegno della carta
geologica e geomorfica dell'Aspromonte.
In questa montagna
appaiono campionati gli aspetti e i depositi
di tutte le montagne d'Europa. L'aspromonte
è storia della terra. Infatti con il
trascorrere delle stagioni geologiche,
diverse specie arboree hanno trovato qui il
loro habitat: dal Pino Lancio, al Tritone
crestato, all'Erica bianca calabrese
giudicata la migliore in assoluto per la
fabbricazione delle pipe. A queste vanno
aggiunte le Felci, il Ginepro fenicio e i
fiori di essenze profumate che sono
caratteristici di altri climi subtropicali e
di altri continenti. Così l'Aspromonte
ospita una varietà di vita vegetale davvero
straordinaria che si ostenta nella
molteplicità dei repertori di giacimenti
naturali e vegetali.
Con il ritorno alla
ribalta dell'attualità dell'ambiente
naturale e della sua difesa quale valore
prioritario non soltanto per la
sopravvivenza ma per la bellezza originaria
che è dono dato all'uomo che travalica i
secoli, gli antichi sentieri tracciati,
dimenticati a vantaggio delle strade di più
facile e conveniente uso sono stati
giustamente rivalutati. I sentieri, è stato
detto, sono in Aspromonte la metafora della
referenza di remoti itinerari culturali e
della memoria. Sono infatti le tracce del
percorso umano naturale, del cammino
dell'uomo nella natura tra gli alberi che
sono la prova viva del tempo passato, il
ricordo vivente delle generazioni che ci
hanno preceduto.
Le tracce di un mondo
primitivo legato ai cicli delle stagioni e
al culto della pietra e dell'acqua, tracce
di un mondo popolato di divinità agresti,
dei miti del bosco con i suoi misteri e i
suoi silenzi bisbiglianti, sussurranti,
rotti dai gridi degli uccelli. Territorio
scarsamente frequentato dal turista
vacanziere programmato. E' la poesia cosmica
dell'Aspromonte. Un mondo intricato,
inquietante anche perché saturo di voci e
suoni che provocano emozioni, esaltazioni,
sussulti e sensazioni magiche. Secondo una
tradizione calabrese il Faggio e la Quercia
sono gli alberi ai quali si deve devozione
perché con il loro frutto oleoso e le sue
ghiande hanno nutrito l'umanità bambina.
Questa straordinaria
risorsa mediterranea di energie, di forze e
bellezza è tra l'altro l'habitat ideale di
una ricca fauna che va dall'aquila reale al
biancone, al gufo reale, al gheppio
all'astore al falco pecchiaolo. L'acrocoro è
abitato da lupi, cinghiali, volpi, ghiri e
scoiattoli. Infine si può incontrare il
gatto selvatico esemplare assai raro.
|