Catene montuose e Serre
 
   
   
   
Una natura a tratti ancora selvaggia e incontaminata, è la struttura  della montagna calabrese. Il  territorio montuoso si può dividere in una parte nord, una centrale e una a sud.
Al nord quasi  fosse una divisione geografica tra la Calabria e  la Basilicata,  compaiono  le vette  del  Pollino.
Numerose sono le grotte,  una delle più interessanti quella del "Romito".

Rupi impervie sono rese ancora  più affascinanti  dalla presenza  di veri  e propri  gioielli  naturali  sopravvissuti ai  millenni:  i  secolari pini Loricati intorno ai quali vivono  specie faunistiche e botaniche  rare. Al centro troviamo l'altopiano della Sila popolato da imponenti boschi di faggi che  hanno  colonizzato le  zone   più alte,  in   particolare la  foresta   del Gariglione, e  di  pini larici, alti  sino a quaranta   metri, che danno  vita a foreste come quella di Fallistro.

Qui troviamo la presenza di numerosi laghi quali:  Ampollino,  Passante,  Arvo, e limpidi e trasparenti torrenti.

Nonostante  le sue vette non siano altissime d'inverno, è possibile praticare lo sci di fondo sulle piste attrezzate. Le  Serre, poste  tra la  Sila e  l' Aspromonte,  si contraddistinguono  per la prevalenza di folti boschi  di abete bianco.

Nelle  vallate scorrono  numerosi corsi  d' acqua  che danno  vita a   numerose cascate, la più nota: è quella  di  Marmarico, nel comune di Bivongi. 

A sud  l'aspromonte,  posto   all' estremità  della  penisola italiana,  appare  come una grande piramide, circondata dal  mare, che si innalza sino a duemila metri.
Catene Montuose
» L'Altopiano Silano


 

E noto che il paesaggio Silano ha un impatto sul turista che lo visita per la prima volta che attiene più al suo spirito, alla sua anima, prima che ai suoi sensi perché dà un senso di ampiezza e libertà forse dovuto allo sviluppo del territorio. Si vuol dire che il paesaggio silano produce nel visitatore "stupore" più che ammirazione. Anticamente l'altopiano silano era un'immensa, intatta foresta: da qui il suo nome che deriva dai latino Silva anzi, "Ingens silva" che ha dato origine al mito del "gran bosco d'Italia".

Oggi l'altopiano è stato delimitato e si estende per 150.000 ettari e costituisce un habitat naturale ricco di vita vegetale, animale e minerale: le acque, gli enormi massi granitici che s'incontrano anche qui come nelle Serre. Nonostante l'omogeneità orogenetica e ambientale, l'altopiano silano è stato diviso in tre aree: la Sila Greca più a settentrione, la Sila Grande più centrale, la Sila Piccola a sud. L'habitat naturale della Sila Greca è certamente il bosco in cui tuttavia si aprono tra i pendii valli e praterie circondate da boschi.

La Sila grande è il cuore dell'altopiano e qui le foreste si estendono a perdita d'occhio, le conifere hanno il loro dominio incontrastato e il Pino Laricio ne è il simbolo che evoca tempi e spazi mitici. Nel fondo delle valli e delle conche si trovano praterie e pascoli. Caratteristca della Sila Grande sono le conche che sono diventate contenitori di acque e hanno dato vita a laghi artificiali bellissimi: il Cecita, l'Arvo tuffato in una folta vegetazione boschiva, l'Ampollino stretto tra due pendici. Con le conifere coabitano in Sila, il Faggio, l'Abete bianco, il Pioppo tremulo, l'Acero di montagna, il Cerro. Per le specie arbustive: il Pruno, il Pero e il Melo selvatici.

Nei fondovalle a partire dalla primavera: asfodeli, orchidee, anemoni, viole. L'altopiano silano è oggi ancora come ieri un prezioso patrimonio naturalistico e una meta del turista e dello sportivo sia nella stagione estiva che invernale.

Catene Montuose
» L'Aspromonte

 

Dell'acrocoro aspromontano è stata data una bella immagine: quella di un "aquilone esagonale proteso verso il Mediterraneo". Si ha notizia che il nome "Aspromonte" (monte aspro) è apparso la prima volta in un documento notarile redatto il 2 ottobre 1528 a Bovalino Superiore. Nel dialetto calabrese l'acrocoro aspromontano è significato con due termini: "aspuru" e "aspru" per indicare un luogo impervio fatto di cime e valloni, di gole intricate, di burroni, di alture e di radure luminose e di precipizi, di grotte che forse nei tempi antichi del monachesimo greco servivano agli asceti, agli eremiti come rifugi per la loro vita contemplativa in solitudine.

Corrado Alvaro lo ha definito "una bellezza di pura geologia, di conformazione del terreno e di storia della terra".
Visto dalla sua vetta più alta: il Montalto (m.1956), l'Aspromonte offre la sua totale mediterraneità essendo circondato per tre lati dal mare. I suoi confini interni non sono bene evidenziati: sul versante Ionico il limite dovrebbe essere lo stacco di faglia di Platì, tra la fiumara di Careri e il torrente Platì. Sul versante tirrenico il limite sarebbe determinato dal torrente Calabrò affluente del Petrace. L'Aspromonte è contornato da piani alti e terrazzamenti marini.

Ad oriente e a mezzogiorno la sua cornice sono i costoni ripidi degradanti verso lo Jonio con i contrafforti turriti e calanchi di rocce chiare che assumono forme suggestive a causa dell'erosione prodotta dalla forza dei venti.
L'Aspramonte è l'estrema entità orografica della penisola italiana. La complessità di questa montagna meridionale racchiude una discontinuità difficilmente spiegabile con esemplificazioni per la ragione che la complessità assume aspetti che allo studioso provano soltanto la molteplicità degli eventi orogenetici che hanno prodotto una frantumazione e una diversificazione che imporrebbero un nuovo disegno della carta geologica e geomorfica dell'Aspromonte.

In questa montagna appaiono campionati gli aspetti e i depositi di tutte le montagne d'Europa. L'aspromonte è storia della terra. Infatti con il trascorrere delle stagioni geologiche, diverse specie arboree hanno trovato qui il loro habitat: dal Pino Lancio, al Tritone crestato, all'Erica bianca calabrese giudicata la migliore in assoluto per la fabbricazione delle pipe. A queste vanno aggiunte le Felci, il Ginepro fenicio e i fiori di essenze profumate che sono caratteristici di altri climi subtropicali e di altri continenti. Così l'Aspromonte ospita una varietà di vita vegetale davvero straordinaria che si ostenta nella molteplicità dei repertori di giacimenti naturali e vegetali.

Con il ritorno alla ribalta dell'attualità dell'ambiente naturale e della sua difesa quale valore prioritario non soltanto per la sopravvivenza ma per la bellezza originaria che è dono dato all'uomo che travalica i secoli, gli antichi sentieri tracciati, dimenticati a vantaggio delle strade di più facile e conveniente uso sono stati giustamente rivalutati. I sentieri, è stato detto, sono in Aspromonte la metafora della referenza di remoti itinerari culturali e della memoria. Sono infatti le tracce del percorso umano naturale, del cammino dell'uomo nella natura tra gli alberi che sono la prova viva del tempo passato, il ricordo vivente delle generazioni che ci hanno preceduto.

Le tracce di un mondo primitivo legato ai cicli delle stagioni e al culto della pietra e dell'acqua, tracce di un mondo popolato di divinità agresti, dei miti del bosco con i suoi misteri e i suoi silenzi bisbiglianti, sussurranti, rotti dai gridi degli uccelli. Territorio scarsamente frequentato dal turista vacanziere programmato. E' la poesia cosmica dell'Aspromonte. Un mondo intricato, inquietante anche perché saturo di voci e suoni che provocano emozioni, esaltazioni, sussulti e sensazioni magiche. Secondo una tradizione calabrese il Faggio e la Quercia sono gli alberi ai quali si deve devozione perché con il loro frutto oleoso e le sue ghiande hanno nutrito l'umanità bambina.

Questa straordinaria risorsa mediterranea di energie, di forze e bellezza è tra l'altro l'habitat ideale di una ricca fauna che va dall'aquila reale al biancone, al gufo reale, al gheppio all'astore al falco pecchiaolo. L'acrocoro è abitato da lupi, cinghiali, volpi, ghiri e scoiattoli. Infine si può incontrare il gatto selvatico esemplare assai raro.


 
Serre
» Le Serre


 

Con la denominazione di Serre si intende indicare il grande complesso boschivo di 15.000 ettari circa che comprende vari
Comuni, tra cui Ferdinandea, Serra San Bruno, Brognaturo, Spadola, Simbario, Mongiana, Stilo.
Il loro sviluppo va dalla parte meridionale della provincia di Catanzaro fino alla provincia di Vibo Valentia (dalla Stretta di Maida e da Punta Staletti fino al passo della Limina e alla vallata del Turbolo a Sud).

Costituiscono una entità orografica formalmente definibile un altopiano che degrada con pendenze varie ma non fortemente accentuate verso il mare Jonio da un lato e la valle della Mesina ad Occidente. Tipiche delle Serre sono le "Conche" dove alloggia Serra San Bruno, famosa per la sua antica Certosa della fine dell'XI secolo. Dove si estendono anche altri centri quali Spadola, Brognaturo e Mongiana. Queste "Conche" sarebbero l'esito di antichi laghi di montagna le cui acque hanno trovato il modo di disperdersi per cui l'invaso è rimasto arido.

I fiumi delle Serre presentano un andamento vario: piano nelle Conche, precipitoso negli sbalzi, lento negli ampi alvei delle fiumare, fiume di maggior portata è l'Ancinale che si origina a Serra San Bruno.
La superficie boschiva è costituita prevalentemente da Abete Bianco, Faggio, Castagno, Ontano Napoletano, e solo sporadicamente dall'Acero montano e dall'Agrifoglio. Recentemente sono state fatte piantagioni di Pino Laricio, Abete Rosso, Pino Silvestre, Pino Strobo e Larice giapponese.

La caratteristica anatomica che distingue l'Abete delle Serre e lo differenzia da altri è la forma appuntita degli aghi che non presenta la smarginatura degli Abeti di altra provenienza e la loro minore torsione fa si che non assumano il tipico noto aspetto pettinato. L'Abete delle Serre appartiene ad una specie a rapida crescita.
Dal punto di vista geologico, le Serre hanno una matrice costituita da granito, presente in grana minuta e in grossi cristalli. Sono rocce dure e anche rocce friabili attaccabili quindi degli agenti atmosferici che ne adulterano la forma in modo più o meno accentuato.

Le alterazioni talvolta danno luogo a quel caratteristico "sabbione" sul quale crescono e vegetano con grande facilità l'Abete e il Faggio.
Il suolo ha ottime qualità per la coltura forestale. Tendenzialmente argilloso e di colore bruno rossiccio. Le pendenze sono in genere dolci per cui la vegetazione degli alberi trova il suo spazio più favorevole. Anche le Serre, come gli altri comparti boschivi della Calabria, subirono tra il 1860 e il 1908 una progressiva massiccia deforestazione allo scopo di adibire il terreno a pascolo e alla coltura volante dei cereali.