Castelli e Fortificazioni nelle Province
» Catanzaro


 


- Castello dei Conti d'Aquino - Belcastro
Belcastro_Castello.jpgIl castello medievale dei d’Aquino, recentemente restaurato, con al centro il poderoso Mastio quadrilatero a tre piani (m2 8 x 10), un tempo torre normanna; i resti delle muraglie perimetrali con torrette quadrangolari, cilindriche e semicircolari (ruderi dei sec. XIII-XV) delineano la pianta del castello.

Di notevole interesse  è la Cappella, costruita (1334) sulle rovine della Camera dove nacque s. Tommaso d’Aquino, come risulta dall’istrumentum di richiesta dei fedeli per questa costruzione al vescovo protempore Gregorio, rogata dal notaio apostolico Girolamo Cavallo, in occasione della canonizzazione del Santo.

Ne cortile del castello vi era anche la magella del pozzo, in pietra a coronamento esagonale, con stemmi scolpiti (sec. XIV) e che adesso è stata collocata presso l’ex cattedrale come fonte battesimale.


- Castello di Maida - Maida
castello_maida.jpgL'antico castello, sul luogo più elevato del paese di cui restano ancora i ruderi, simboleggia il triste periodo della famiglia De Liceto all'ultimo Signore Marco Antonio Loffredo.

     











- Castello di Taverna Vecchia - Taverna
castello_taverna.jpgSorge sul cucuzzolo a sud. Non rimane che un cumolo di pietre altro un paio di metri con accanto tracce di muri. La cosa più significativa è che, salendo sul cumolo, ci si rende effettivamente conto della posizione baricentrica di "Taberna" rispetto al suo territorio: tutti i suoi casali sono visibili e appaiono disposti a raggiera rispetto all'osservatore. 

     









- Castello del Vaglio - Simeri Crichi

castello_simeri_crichi.gifAncora oggi si possono ammirare i resti del castello che sorge sulla sommità di un'altura che domina la pianura costiera. Fu costruito con pietra fluviale e malta proveniente dal vicino fiume. Nel 1266 passò ai Ruffo che lo trasformarono in signorile dimora; fu distrutto durante le rivolte di Centelles, e ricostruito nel 1482; fu dimora dei Borgia, dei Ravaschieri, dei De Fiore, dei Barretta, nel 1799 passò ai De Nobili di Catanzaro. Recentemente è stato acquistato dal Comune.











- Castello di Martirano Castello

castello_martirano.jpgIl castello, insignito personalmente da Roberto il Guiscardo, tra l'XI e XII secolo rappresentò uno dei capisaldi del potere feudale normanno: nelle sue prigioni venne destinato il ribelle figlio di Federico II, Enrico, e fino alla fine del Settecento fu il baricentro politico di tutto il territorio circostante.











- Castello Normanno - Catanzaro

sangiovanni.jpgSorge sull'area del distrutto castello di origine normanna (presumibilmente 1070, sotto la dominazione di Roberto il Guiscardo).
Simbolo del potere feudale, il castello venne parzialmente distrutto nel XV secolo ed i suoi materiali vennero utilizzati dal vescovo Tornefranza per abbellire la Cattedrale e per costruire la chiesa di San Giovanni (1532) con il concorso dell'omonima Confraternita. Alcuni elementi vennero utilizzati per abbellire la chiesa dell'Osservanza.
Nel maggio del 1589, la Congregazione dei Bianchi di Santa Croce, che già si occupava di assistere gli infermi, chiese all'Università locale di poter realizzare un padiglione da adibire ad ospedale (richiesta poi accolta nel 1596 dal vicerè don Enrico Gusmann). Il corpo centrale dell'attuale complesso coincide con l'Ospizio dei Bianchi.
Nel 1663 i Padri Teresiani vi costruirono il loro convento. L'area ospitò, successivamente, l'ospedale, le carceri dell'Udienza, gli uffici del Genio militare.
In tempi più recenti ha ospitato le Carceri (fino al crollo del muraglione di via Carlo V, nel gennaio del 1970).
Del complesso fa parte anche l'artistica fontana con il nicchione dove è sistemata la statua del Cavatore, realizzata dal 1951 al 1954 dallo scultore calabrese Giuseppe Rito.



- Bastione dei Cavalieri di Malta

Comune: Lamezia Terme
Località: Marinella
Coordinate: N 38º55'49" - E 16º13'17"
Proprietà: privata
Secolo: XVI

E’ cosi chiamato perché sorse nel feudo dei Cavalieri Gerosolimitani, un sacro ordine militare che difese per secoli la cristianità dagli attacchi mussulmani, il quale assunse successivamente il nome di Sacro Ordine dei Cavalieri di Rodi ed, infine, di Malta, dopo che ebbe dall’imperatore Carlo V il libero feudo dell’isola maltese. (Enrico Borrello: "Sambiase, storia della città e del suo territorio", Stabilimento tipografico Carmelo Cappotto, Roma 1948, pag. 195)

LameziaBastioneDiMalta.jpgLa poderosa struttura venne fatta costruire intorno al 1550 dal vicerè di Napoli, Pedro di Toledo, e fece parte di un complesso sistema difensivo messo in atto sulle coste dell’intero Regno per difendersi dalle frequenti incursioni turche, che seminarono il terrore sui litorali dell’Italia meridionale. A tali scorrerie si pose fine soltanto nei primi decenni del XX secolo con l'occupazione anglo - francese dell'Africa Settentrionale e dell'Asia Minore.   

A differenza di molte altre strutture di difesa situate lungo la costa calabra, il Bastione non fu una semplice Torre di avvistamento costiero, ma venne dotato di macchine belliche e capace di ospitare una guarnigione di soldati. Ciò viene confermato dall’incisione, posta dal Balivo Fra Signorino Gattinara, nell’anno 1634, situata al di sopra dell’ingresso, su un marmo posto accanto ad uno stemma raffigurante un’aquila coronata ad ali aperte, simbolo dei Gattinara, che così recita: “F. Signorinus Gattinara Sa.Eufemia Baiulatus Briorargi G.D.L.M.B.N. imposuit bellicis instrumentis munivit  A.
D.  M.D.C.XXXIIII´´. L’identico emblema araldico è posto sulla facciata della chiesa di Sant’Eufemia Vetere, al di sopra del portale del tempio, il quale fu fatto edificare dal Gattinara dopo la distruzione della vicina Abbazia benedettina ad opera del violento terremoto del 1638. (Ibidem…)

Uscito intatto dai devastanti terremoti del 1638, 1783 e 1905, nonché dalle tante invasioni che subì il territorio, il Bastione dei Cavalieri di Malta assolse alla sua ultima funzione militare nell’estate del 1943, allorquando, da parte dell’Esercito Italiano, vennero costruite delle garitte sul terrazzo, tuttora presenti, che ospitarono una postazione antiaerea  per contrastare invano i bombardieri anglo – americani nei giorni precedenti l’armistizio dell’8 settembre. Oggi, questa imponente struttura di guerra, situata in un campo di grano, è simbolo di pace e di unione. Non per altro è stata scelta come emblema della città di Lamezia Terme, frutto della fusione di tre antichi comuni.

Il baluardo ha una pianta quadrata ed è costituito, in superficie, da due piani ed un terrazzo. Il livello superiore, di forma parallelepipeda, poggia su un tronco di piramide, che rappresenta il piano terra, le cui pareti sono inclinate di 9 gradi rispetto all’asse verticale.

Alla base, quella emersa, il perimetro esterno misura metri 17,5  x 17,5, ma bisogna considerare che la struttura è interrata di diversi metri: di fatti un tempo era circondata da un fossato e vi si accedeva tramite un ponte levatoio.

L’altezza, tenendo conto delle garitte per le sentinelle poste sul terrazzo, è di metri 16 circa. L’ingresso è posto, come di consuetudine, sul lato opposto al mare, costituito da un’apertura con arco a tutto sesto, sormontato da una finestra. Sugli altri fianchi compaiono, al piano terra, delle piccole fessure rettangolari e delle finestre con volte a semicerchio sul primo piano.

Attualmente, la Fortezza si presenta in un ottimo stato di conservazione, quasi non sentisse il peso dei suoi secoli ed è di proprietà privata. La visita dei suoi interni è quindi possibile solo in seguito ad autorizzazione del proprietario, il quale, però, organizza a volte, nella stagione estiva, delle mostre, rimanendo così aperto ai visitatori per molte ore al giorno.

La veduta esterna è, invece, sempre possibile, perchè la possente fortezza è posizionata a 5 metri dalla carreggiata della provinciale n. 99 (ex 18 dir), 150 metri dall’imbocco di detta arteria locale, a cui si accede con una svolta a sinistra (su apposita corsia centrale), seguendo l’indicazione “Gizzeria” sull’ampio incrocio posto tra il km 371 ed il km 372 della SS18 (Bivio Marinella), cioè cento metri oltre il ponticello sul Torrente Piscirò (provenendo da nord), che rappresenta il limite meridionale dell’abitato di Gizzeria Lido, nochè l'inizio del territorio comunale di Lamezia Terme.
Autote: Francesco Cataudo


 

 
Castelli e Fortificazioni nelle Province
» Cosenza

 

Castello Angioino Aragonese:

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Come si raggiunge: Da nord uscita autostradale SA-RC, Lagonegro Nord. Immettersi sulla SS18 direzione Sud fino ad arrivare a Belvedere. Chi proviene da Sud, uscita autostradale SA-RC, a Falerna. Immettersi sulla SS18 direzione Nord e giungere fino a Belvedere.
 

Storia: Oggi appare nella forma ampliata dagli Aragonesi nel 1490. Il complesso ha pianta quadrata con due torri merlate,alla maniera guelfa,sul lato sud. Sulla torre principale è evidente l'archeggiatura ogivale con beccatelli non sagomati. Sia i muri che le torri del maniero presentano il redondone e la base scarpata,accorgimenti a carattere difensivo,presenti anche nella Torre Tirone e nella Torre di Paolo Emilio. Sui versanti sud e ovest sono visibili le vestigia del fossato,mentre di fronte l'antico ingresso,si notano gli stretti spazi destinati ad accogliere le catene che sostenevano il ponte levatoio. L'ingresso è sovrastato dalla lapide con due putti che sorreggono l'arme di casa Aragona.La scritta della lapide riferisce la motivazione dell'ampliamento(nuove esigenze difensive)e il contributo dei belvederesi alla fortificazione del castello. Dichiarato Monumento Nazionale,il suo modello plastico è compreso ne "L'Italia in miniatura"a Rimini. Sulla piazza del castello si trova anche un busto di Filippo Sangineto.



Castello di Corigliano :


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www.museocastellodicorigliano.it

Come si raggiunge:
S.S. 106 Jonica uscita Corigliano Calabro
 

Storia: Edificato da Roberto il Guiscardo nella seconda metà dell’undicesimo secolo (molto probabilmente attorno al 1073), il castello di Corigliano faceva parte della fitta rete di fortificazioni con cui il re normanno controllava le città e le popolazioni insofferenti al suo giogo. Era una fortezza tozza e massiccia, utile solo per il ricovero delle sentinelle e dei corpi di guardia.
Nel corso dei secoli, intanto, la primitiva fortezza veniva modificando sempre più il suo aspetto originario. Già Roberto Sanseverino, conte di Corìgliano dal 1339 al 1351, aveva fatto costruire all’interno del lato sud una serie di stanze signorili per potervi risiedere decorosamente. Nel periodo in cui Ferdinando I d’Aragona sottrasse il feudo ai Sanseverino (1487-1501), il castello, per esigenze difensive, venne fortemente consolidato, mediante poderose scarpate e solidi torrioni. Una epigrafe, datata 1490 ed ancora visibile sopra il ponte levatoio, attesta che i lavori furono eseguiti con il concorso della cittadinanza.
Ma toccò ai Saluzzo (proprietari del castello dal 1616 al 1822) trasformare e migliorare radicalmente l’aspetto del poderoso maniero, anche perché ben presto esso divenne la loro abituale dimora. Alla prima metà del Seicento risalgono i lavori per la realizzazione della torretta ottagonale che sovrasta il mastio, la costruzione della cappella di S. Agostino, la sistemazione del piazzale in­terno mediante due rampe di scale d’accesso.
Il mastio è la torre che si erge, possente ed isolata, all’ingresso del castello, vicino al ponte levatoio. Quasi certamente la sua parte inferiore costituisce il primo nucleo del castello stesso. Per molti secoli il mastio fu unito al resto della fortezza da un ponte levatoio, che fu abbattuto e sostituito con un passaggio stabile solo dopo il 1720.
Un primo stralcio dei lavori di restauro previsti per il castello, eseguiti nel biennio 1987/88, ha permesso di rendere visitabili i cosiddetti ” sotterranei”, storicamente importanti perché sono quel che resta della primitiva fortezza normanna. Dopo aver eliminato montagne di detriti e di sporcizia, sono adesso visibili le antiche vasche che servivano per la raccolta delle acque piovane, la grande cucina ottocentesca, gli opprimenti locali adibiti a prigione, le feritoie predisposte per la difesa dagli attacchi esterni.
    


Castello di Roseto Capo Spulico:


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Come si raggiunge: Roseto Capo Spulico e' raggiungibile tramite l'A/3 uscita Frascineto-Castrovillari, proseguendo poi lungo la S.S. 105 fino a Villapiana Scalo, e imboccando da qui la S.S. 106, sulla quale si procede per poco meno di trenta chilometri.

Storia:
Il castello di Roseto Capo Spulico, detto Petrae Roseti, si erge maestoso su una roccia a picco sullo Ionio, in posizione strategica a dominio del golfo di Taranto. Proprio di fronte, in mare, si innalza una roccia dalla forma singolare, chiamata fungo del castello o "pietra dell'incudine". La rocca, edificata probabilmente in epoca normanna nel luogo detto "porta di Roseto", che indicava il confine tra i possedimenti di Roberto il Guiscardo e quelli del fratello Ruggiero, fu ricostruita da Federico II nel XIII secolo, e assunse subito notevole importanza strategico-difensiva poiche' segnava il confine tra le due capitanerie in cui l'imperatore aveva diviso il Regno delle Due Sicilie. Di pianta trapezoidale, il castello e' circondato da mura merlate che sul lato sud si aprono in un ampio ingresso con un imponente portale in stile gotico che conserva ancora la rosa crociata, i petali di giglio, il cerchio di Salomone e lo stemma con grifone, emblema del casato Svevo; la struttura presenta possenti torri, una delle quali piu' alta, merlata e a pianta quadrangolare. All'interno della rocca vi sono un ampio cortile, dotato di cisterna centrale, i resti delle scuderie, magnifici saloni di rappresentanza e spaziose stanze arredate secondo lo stile medioevale. Recenti studi ipotizzano che la torretta centrale del castello di Roseto abbia ospitato, nel periodo compreso tra il 1204 e il 1253, la Sacra Sindone.



Castello San Mauro :


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Come si raggiunge: S.S.106 Cantinella di Corigliano Calabro
Storia: Edificato nel 1515 da Bernardino Sanseverino, principe di Bisignano e conte di Corigliano, il castello di San Mauro rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale in Calabria. E' situato ai margini della fertile pianura coriglianese, in località Cantinella. In esso fu ospitato nel novembre del 1535 l'imperatore Carlo V, reduce dalla campagna di Tunisi. Oggi si presenta in cattivo stato di conservazione, ma quel che ne resta dimostra ampiamente l'antica imponenza.


 
Castelli e Fortificazioni nelle Province
» Crotone

 

Castello di Caccuri - Caccuri:

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Come si raggiunge: L'abitato di Caccuri è situato a 35 chilometri da Crotone, cui resta collegato dalla strada statale 107 Silana-Crotonese

Storia:
  Le scarse testimonianze riferiscono di un presidio difensivo edificato sulla rupe che si fa risalire al periodo bizantino.
Il nome Caccuri pare che derivi, secondo il Barrio, dal greco mi glorio o da cacumen, vetta. Sebbene alcuni ritrovamenti di materiale sparso attesterebbero che la zona era già abitata nel neolitico, le origini del paese restano incerte.
Di gruppi di abitanti sparsi per la campagna si hanno notizie dal periodo romano; più di sicuro dal tempo dei Monasteri Basiliani.
Sul finire del XIII secolo, unitamente a Cerenzia, il Re concedeva il feudo di Caccuri ai messinesi Enrico e Matteo De Riso, per ricompensarli della fedeltà dimostratagli quando lasciarono la patria in seguito alle vicende dei Vespri Siciliani.
Francesco e Nicola, figli rispettivamente dei due De Riso, successero ai genitori ai primi del XIV secolo.
Le successioni hanno vicende un po’ intricate, per contese tra zii e nipoti, fino a che, dopo Squarcia e Francesco, alla metà del trecento, incominciano ad apparire signori dello stato di Cariati e delle terre dipendenti tra cui Caccuri, i Ruffo Conti di Montalto con i primi documenti che riferiscono del castello di Caccuri.


   
Castello di Carlo V - Crotone :


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Come si raggiunge: Crotone città

Storia: Il Castello di Crotone, comunemente chiamato Castello di Carlo V, nasce come una rudimentale fortezza sull'antica Acropoli greca, per difendere il territorio dalle invasioni straniere. Nel corso degli anni, successive dominazioni apportarono modifiche per migliorarne la difesa, ma la costruzione attuale è opera degli Spagnoli con il Vicerè Don Pedro di Toledo e con l'architetto Gian Giacomo dell'Acaia, che ne fecero una delle più possenti fortezze militari d'Italia. Si entrava nel Castello dall'attuale Piazza Castello, grazie ad un ponte in parte fisso in muratura ed in parte levatoio in legno. La porta principale era inserita in una terrazza a forma di piramide tronca che dominava le cortine tra le due torri d'entrata, il ponte ed il fossato.
Il Baluardo di San Giacomo, era una struttura molto importante perchè dominava il porto e la Marina circostante, serviva da riparo alle truppe, vi era il fanale principale del porto e nel 1895 fu in parte demolito per ricavarne meteriale da costruzione. All'interno del Baluardo vi era un'uscita segreta detta «della Conigliera». La cortina tra il Baluardo di S. Giacomo e quello S. Maria non fu mai completata come del resto il Baluardo.
La torre dell'Aiutante simile a quella del Comandante era adibita a dimora degli ufficiali. La torre Marchesana a base circolare armata di quattro cannoni sorgeva all'interno del Castello, nella parte centrale più elevata era un ottimo posto di osservazione; usata come carcere per i forzati che costruivano il porto fu danneggiata dal terremoto nel 1862.
Sottostante alla Marchesana vi era un'altra torre minore con numerose feritoie per i fucilieri. Il Castello ospitava i soldati, la Chiesa di S. Dionisio (1601), la Chiesa Nuova e S. Carlo (1859), l'alloggio del, castellano, i magazzini dell'artiglieria, una caserma per la donne ed una origione detta la «Serpe». Sono state ristrutturate la torre del Comandante e quella dell'Aiutante dove dal 1987 è ubicato il Museo Civico. E' stata ristrutturata la Caserma Campana sede dell'attuale Biblioteca Comunale.   



Castello del Gaudio:
 

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Come si raggiunge: Strada statale 106

Storia: Leggende hanno attributo la fondazione di Melissa a Melisseo Re di Creta, alla fama della maga Melissa, altri fanno derivare il nome "melissa" dal greco, miele, ape. Quest'ultima tesi fu preferita dai melissesi che adottarono nello stemma del paese le api svolazzanti accarezzate con la mano destra dalla ninfa boschereccia.
Secondo alcuni studiosi invece la fondazione di Melissa sarebbe avvenuta nell'VIII secolo da un gruppo di contadini greci attirati dai terreni fertili, e poi sepolta da uno smottamento delle colline dovuto ad una alluvione. Il paese successivamente venne edificato su una collina rocciosa.
Dal XIII secolo a Melissa si sono succedute diverse signorie, fu anche sotto il dominio regio del Re Alfonso d'Aragona e del Re Ferdinando. Quest'ultimo vendette nel 1485 Melissa e il suo castello per 3000 ducati al tesoriere di Calabria Vinceslao Campitello che sarà feudatario a Melissa con la sua famiglia fino al 1668, anno in cui passò alla famiglia Pignatelli.
Ancora oggi si possono osservare nel centro storico tratti significativi dell'antico borgo feudale, parti di cinta muraria. Il vecchio castello costruito in epoca medievale è andato distrutto dal tempo e dalla non curanza, si nota però ancora una delle torri che si innalzavano al dominio del paese: la Torre Aragonese. Essa fu costruita per difesa dall'attacco dei turchi intorno alla metà del XV, utilizzata anche come residenza estiva dei conti di Melissa e dei familiari. 
 

Castello Guiscardo  :

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Come si raggiunge: Sulle colline a pochi chilometri da Crotone

Storia: Il castello di Santa Severina, che si estende per un'area di circa 10.000 mq. è una delle antiche fortezze militari meglio conservate del meridione d'Italia, sottoposto dal 1994-1998 ad una meticolosa opera di ristrutturazione, è' composto da un mastio quadrato con quattro torri cilindriche poste agli angoli ed è fiancheggiato da quattro bastioni sporgenti in corrispondenza delle torri.
L'area su cui si stende è di circa diecimila mq. La sua costruzione è attribuita al Normanno Roberto il Guiscardo intorno al XI° secolo, dal quale prende appunto la denominazione. E' comunque certo che il castello fu edificato sopra una preesistente costruzione, infatti gli studiosi ritengono che l'area del castello coincide con l'acropoli dell'antica Siberene.
Gli scavi condotti durante il restauro hanno fatto emergere materiali risalenti fino all'età greca, oltre che i resti di una chiesa bizantina e di una necropoli risalente alla stessa epoca. La porta d'ingresso, litica, è sormontata da uno stemma iscritto e trofeo marmoreo degli Sculco, l'androne invece è decorato con stemma dei Carafa. Bellissimi i saloni interni decorati a stucchi e affreschi barocchi. Nel XVIII° secolo, sotto i Grutther, fu abbellito con gli affreschi e le decorazioni del pittore Francesco Giordano, in quanto gli ultimi feudatari lo adibirono a residenza.
Oggi il castello ospita il museo di Santa Severina, in cui sono esposti i reperti degli scavi e altri materiali e collezioni archeologiche provenienti dal territorio limitrofo. Ospita anche il Centro Documentazione Studi Castelli e Fortificazioni Calabresi oltre a mostre d'arte, esposizioni di artigianato artistico e concerti.

Castello di Le Castella - Isola di Capo Rizzuto:

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Come si raggiunge: Percorrendo la statale 106 in direzione Crotone, sullo Jonio catanzarese, a circa 35 chilometri da Catanzaro e 20 da Crotone

Storia:
La costruzione attuale che sovrasta l'isolotto rimasto è opera degli Aragona che sul finire del XV° secolo realizzarono e potenziarono il sistema difensivo del Regno di Napoli per difenderlo dalle incursioni Arabe provenienti dal mare.
La fortezza appare in pianta irregolare, probabilmente costruita intorno ad una preesistente fortificazione angioina, al suo interno è presente ancora una torre cilindrica di avvistamento che si erge più alta. Nel 1536 il corsaro algerino Kair Eddini assalì ed espugnò la fortezza dopo otto giorni di assedio, deportando anche una parte della popolazione.

Castelli e Fortificazioni nelle Province
» Reggio Calabria


 

Castello di Santa Trada di Cannitello

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Come si raggiunge: Nel tratto tra Villa San Giovanni e Scilla, a soli 11 Km da Reggio Calabria

Storia:
Il Castello di Altafiumara nasce come fortezza borbonica a fine '700 col toponimo di Forte di Santa Trada. Ebbe prevalentemente funzione militare, a difesa dalle incursioni provenienti dal mare; insieme al forte di Torre Cavallo rappresentava infatti un punto strategico nel controllo dello Stretto di Messina.
Dopo i danni causati al forte dal terremoto del 1783, Murat, allora Re di Napoli, ne ordinò nel 1811 la ristrutturazione. Nel 1860 fu teatro di scontri tra i Borboni e le truppe garibaldine, il cui sbarco avvenne proprio alla foce del torrente S. Trada. Scontri che portarono i Garibaldini ad assumere il controllo della fortezza.
Ultimata la sua funzione militare, l'impianto fu ridotto a rudere.
Acquistato in seguito da una società privata, fu trasformato in elegante struttura turistica.
Dal 2000 è entrato a far parte della Reggio Calabria Hotels e, dopo una attenta opera di ristrutturazione, è divenuto il più esclusivo Hotel della Calabria.
 

Castello Palizzi

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Come si raggiunge:
Statale 106 ionica Reggio Calabria/Taranto

Storia:
E' stato dichiarato dal Ministero ai Beni culturali Monumento Nazionale. Non si hanno notizie certe relative alla data di costruzione dell'edificio, ma su una lapide posta all'ingresso si legge in latino che nel 1580 era "cadente per vecchiaia".
Nel 1751 venne ricostruito dalla famiglia Colonna. Nel 1866 fu ristrutturato e ampliato per volontà del barone Tiberio de Blasio. I discendenti del nobil uomo non abitarono mai nel castello. Nel 1943 Carlo de Blasio vi si rifugiò, quando Reggio venne bombardata dagli anglo-americani.
Da un certificato del Mastro d'atti di Palizzi, Saverio Grimaldi, risulta che nel 1751 il castello era cinto da mura con due torrioni. All'interno c'era una grande scala con una sola finestra, la cucina "con sua ciminera focolare", una camera con soffitto di tavole rotto, "un'antecamera anche rustica insuffitata di tavole", una serie di altre stanze, magazzini e cantine. Attualmente il castello non versa in buone condizioni. Ancora visibili i muri perimetrali (su cui si notano una serie di finestre ogivali), parte della mura di cinta e una torre illuminata da due finestre ogivali.

Castello Pellicano:

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Come si raggiunge: aereoporti di Lamezia Terme e Reggio con servizio navette;
in treno: stazione ferroviaria di Roccella Jonica (km 4);
in auto: - da nord: autostrada SA-RC e bretella Rosarno-Marina di Gioiosa Jonica con uscita sulla SS 106 a 2 km dall'azienda;
- da sud: bretella Rosarno-Marina di Gioiosa Jonica o SS Jonica 106 da Reggio.

Storia:
Il castello sorge a strabiombo lungo il corso della fiumara galizzi, a cinque chilometri dalla costa, sulla sommità del promontorio roccioso dove nel corso dei secoli ebbe inizio lo sviluppo dell'abitato gioiosano. Il castello è a pianta più o meno triangolare e presenta due torri dislocate agli angoli esposti ad oriente e occidente. L'ingresso è posto sull'antico fossato ,presso la parete meridionale,e immette in un lungo corridoio che separava le due ale del complesso, l'orientale e l'occidentale. A tale ingresso si accede attraverso un ponte in muratura con annessa scalinata.
Al di qua del fossato si trova un edificio signorile che a partire dalla metà del seicento è stato adibito a palazzo baronale e dimora del feudatario. L'ultimo tratto di strada pubblica che conduceva a tale abitazione e allo stesso castello venne recintata da un muro trasversale edificato ai piedi della torre orientale nel quale s inserì un ampio portale corredato da un cancello cancello. Lungo la vecchi strada venne realizzato un giardino e il fossato fu trasformato in un cortile che costruì il raccordo tra i ruderi della fortificazione e il palazzo baronale.
L'analisi delle fonti induce a ritenere che la costruzione del castello vada collocata durante il periodo svevo (1194-1265) o nei primi decenni del dominio angioino (1266-1443).
Il castello, appartenuto alle famiglie Caraccciolo e Carafa, dalla fine dell'ottocento è di proprietà dei marchesi Pellicano.

Castello Ruffo - Scilla:

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Come si raggiunge: Scilla paese A3

Storia: Arroccato su una rupe granitica che si protende verso il mare, il castello dei Ruffo di Scilla domina le due baie di Marina Grande e Chianalea. Sullo sperone roccioso, che per la sua posizione strategica fu fortificato fin dal V secolo a.C., vennero edificati, probabilmente tra il IX e l'XI secolo d.C., il monastero e la chiesa dei padri basiliani, consacrati a S. Pancrazio, che, come mostra un'antica pianta topografica, sorgevano all'interno del castello, nell'ala occidentale. Il maniero, conquistato dai Normanni intorno al 1060, passo' poi sotto il controllo degli Svevi, degli Angioini, quindi degli Aragonesi, che tutti confermarono ai monaci il possesso del luogo, senza modificarne sostanzialmente i privilegi. Nel 1424 i padri basiliani si allontanarono da Scilla, e il castello, passato dal 1533 sotto il controllo di Paolo Ruffo, fu ampliato e ulteriormente fortificato. I Francesi lo occuparono nel 1806, e qualche decennio piu' tardi Garibaldi, sbarcato a Scilla con la spedizione dei Mille, proprio dalla rocca sventolo' il tricolore. Imponente e ben conservato il maniero affascina per la straordinaria bellezza della scala e del corridoio d'ingresso, e per le intricate segrete, recentemente restaurate. Dagli inizi del secolo scorso e' in parte sotto il controllo della Marina Militare, ed e' visitabile previo appuntamento.
 


 
Castelli e Fortificazioni nelle Province
» Vibo Valentia


 

Castello di Arena Po:
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Come si raggiunge: dall'autostrada salerno-reggio calabria imboccare Serre, arrivare sino al paesino Dasà, da dove si accede per Arena.
Storia: Castello di origine normanna appartenuto ai marchesi di arena, i quali hanno regnato per 500 anni tra il 1000/1500 d.c..   

Castello di Bivona 
    
Castello Galluppi :
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Come si raggiunge: Drapia paesino vicino Vibo Valentia (A3)

Storia: il castello feudale di Caria (frazione del comune di Drapia) edificato agli albori del secolo dalla famiglia Toraldo, a cui appartiene tutt’ora, sui resti della residenza estiva del filosofo tropeano Pasquale Galluppi. Sebbene interamente costruito in cemento, l’edificio è tuttavia una splendida testimonianza di architettura neogotica, come dimostrano gli archi a sesto acuto, le torri quadrangolari dalle merlature ghibelline, le bifore e le altre numerose decorazioni artistiche. La costruzione è inoltre circondata da un parco un tempo meraviglioso, in cui si trovano una chiesetta in stile neoclassico ed un maneggio. Il comune di Drapia vorrebbe allestirvi una biblioteca filosofica, ma, per realizzare questo progetto, è necessaria un’espropriazione a cui i proprietari si oppongono decisamente.  
 

Castello di Monteleone     

Castello di Murat - Pizzo Calabro     

Castello Ruffo - Nicotera