Castelli e Fortificazioni
nelle Province
» Catanzaro
- Castello dei Conti d'Aquino -
Belcastro
Il
castello medievale dei d’Aquino,
recentemente restaurato, con al centro il
poderoso Mastio quadrilatero a tre piani (m2
8 x 10), un tempo torre normanna; i resti
delle muraglie perimetrali con torrette
quadrangolari, cilindriche e semicircolari
(ruderi dei sec. XIII-XV) delineano la
pianta del castello.
Di notevole interesse è la Cappella,
costruita (1334) sulle rovine della Camera
dove nacque s. Tommaso d’Aquino, come
risulta dall’istrumentum di richiesta dei
fedeli per questa costruzione al vescovo
protempore Gregorio, rogata dal notaio
apostolico Girolamo Cavallo, in occasione
della canonizzazione del Santo.
Ne cortile del castello vi era anche la
magella del pozzo, in pietra a coronamento
esagonale, con stemmi scolpiti (sec. XIV) e
che adesso è stata collocata presso l’ex
cattedrale come fonte battesimale.
- Castello di Maida - Maida
L'antico
castello, sul luogo più elevato del paese di
cui restano ancora i ruderi, simboleggia il
triste periodo della famiglia De Liceto
all'ultimo Signore Marco Antonio Loffredo.
- Castello di Taverna Vecchia - Taverna
Sorge
sul cucuzzolo a sud. Non rimane che un
cumolo di pietre altro un paio di metri con
accanto tracce di muri. La cosa più
significativa è che, salendo sul cumolo, ci
si rende effettivamente conto della
posizione baricentrica di "Taberna" rispetto
al suo territorio: tutti i suoi casali sono
visibili e appaiono disposti a raggiera
rispetto all'osservatore.
- Castello del Vaglio - Simeri Crichi
Ancora
oggi si possono ammirare i resti del
castello che sorge sulla sommità di
un'altura che domina la pianura costiera. Fu
costruito con pietra fluviale e malta
proveniente dal vicino fiume. Nel 1266 passò
ai Ruffo che lo trasformarono in signorile
dimora; fu distrutto durante le rivolte di
Centelles, e ricostruito nel 1482; fu dimora
dei Borgia, dei Ravaschieri, dei De Fiore,
dei Barretta, nel 1799 passò ai De Nobili di
Catanzaro. Recentemente è stato acquistato
dal Comune.
- Castello di Martirano Castello
Il
castello, insignito personalmente da Roberto
il Guiscardo, tra l'XI e XII secolo
rappresentò uno dei capisaldi del potere
feudale normanno: nelle sue prigioni venne
destinato il ribelle figlio di Federico II,
Enrico, e fino alla fine del Settecento fu
il baricentro politico di tutto il
territorio circostante.
- Castello Normanno - Catanzaro
Sorge
sull'area del distrutto castello di origine
normanna (presumibilmente 1070, sotto la
dominazione di Roberto il Guiscardo).
Simbolo del potere feudale, il castello
venne parzialmente distrutto nel XV secolo
ed i suoi materiali vennero utilizzati dal
vescovo Tornefranza per abbellire la
Cattedrale e per costruire la chiesa di San
Giovanni (1532) con il concorso dell'omonima
Confraternita. Alcuni elementi vennero
utilizzati per abbellire la chiesa
dell'Osservanza.
Nel maggio del 1589, la Congregazione dei
Bianchi di Santa Croce, che già si occupava
di assistere gli infermi, chiese
all'Università locale di poter realizzare un
padiglione da adibire ad ospedale (richiesta
poi accolta nel 1596 dal vicerè don Enrico
Gusmann). Il corpo centrale dell'attuale
complesso coincide con l'Ospizio dei
Bianchi.
Nel 1663 i Padri Teresiani vi costruirono il
loro convento. L'area ospitò,
successivamente, l'ospedale, le carceri
dell'Udienza, gli uffici del Genio militare.
In tempi più recenti ha ospitato le Carceri
(fino al crollo del muraglione di via Carlo
V, nel gennaio del 1970).
Del complesso fa parte anche l'artistica
fontana con il nicchione dove è sistemata la
statua del Cavatore, realizzata dal 1951 al
1954 dallo scultore calabrese Giuseppe Rito.
- Bastione dei Cavalieri di Malta
Comune: Lamezia Terme
Località: Marinella
Coordinate: N 38º55'49" - E 16º13'17"
Proprietà: privata
Secolo: XVI
E’ cosi chiamato perché
sorse nel feudo dei Cavalieri
Gerosolimitani, un sacro ordine militare che
difese per secoli la cristianità dagli
attacchi mussulmani, il quale assunse
successivamente il nome di Sacro Ordine dei
Cavalieri di Rodi ed, infine, di Malta, dopo
che ebbe dall’imperatore Carlo V il libero
feudo dell’isola maltese. (Enrico Borrello:
"Sambiase, storia della città e del suo
territorio", Stabilimento tipografico
Carmelo Cappotto, Roma 1948, pag. 195)
La
poderosa struttura venne fatta costruire
intorno al 1550 dal vicerè di Napoli, Pedro
di Toledo, e fece parte di un complesso
sistema difensivo messo in atto sulle coste
dell’intero Regno per difendersi dalle
frequenti incursioni turche, che seminarono
il terrore sui litorali dell’Italia
meridionale. A tali scorrerie si pose fine
soltanto nei primi decenni del XX secolo con
l'occupazione anglo - francese dell'Africa
Settentrionale e dell'Asia Minore.
A differenza di molte
altre strutture di difesa situate lungo la
costa calabra, il Bastione non fu una
semplice Torre di avvistamento costiero, ma
venne dotato di macchine belliche e capace
di ospitare una guarnigione di soldati. Ciò
viene confermato dall’incisione, posta dal
Balivo Fra Signorino Gattinara, nell’anno
1634, situata al di sopra dell’ingresso, su
un marmo posto accanto ad uno stemma
raffigurante un’aquila coronata ad ali
aperte, simbolo dei Gattinara, che così
recita: “F. Signorinus Gattinara Sa.Eufemia
Baiulatus Briorargi G.D.L.M.B.N. imposuit
bellicis instrumentis munivit A.
D. M.D.C.XXXIIII´´. L’identico emblema
araldico è posto sulla facciata della chiesa
di Sant’Eufemia Vetere, al di sopra del
portale del tempio, il quale fu fatto
edificare dal Gattinara dopo la distruzione
della vicina Abbazia benedettina ad opera
del violento terremoto del 1638. (Ibidem…)
Uscito intatto dai
devastanti terremoti del 1638, 1783 e 1905,
nonché dalle tante invasioni che subì il
territorio, il Bastione dei Cavalieri di
Malta assolse alla sua ultima funzione
militare nell’estate del 1943, allorquando,
da parte dell’Esercito Italiano, vennero
costruite delle garitte sul terrazzo,
tuttora presenti, che ospitarono una
postazione antiaerea per contrastare invano
i bombardieri anglo – americani nei giorni
precedenti l’armistizio dell’8 settembre.
Oggi, questa imponente struttura di guerra,
situata in un campo di grano, è simbolo di
pace e di unione. Non per altro è stata
scelta come emblema della città di Lamezia
Terme, frutto della fusione di tre antichi
comuni.
Il baluardo ha una pianta
quadrata ed è costituito, in superficie, da
due piani ed un terrazzo. Il livello
superiore, di forma parallelepipeda, poggia
su un tronco di piramide, che rappresenta il
piano terra, le cui pareti sono inclinate di
9 gradi rispetto all’asse verticale.
Alla base, quella emersa,
il perimetro esterno misura metri 17,5 x
17,5, ma bisogna considerare che la
struttura è interrata di diversi metri: di
fatti un tempo era circondata da un fossato
e vi si accedeva tramite un ponte levatoio.
L’altezza, tenendo conto
delle garitte per le sentinelle poste sul
terrazzo, è di metri 16 circa. L’ingresso è
posto, come di consuetudine, sul lato
opposto al mare, costituito da un’apertura
con arco a tutto sesto, sormontato da una
finestra. Sugli altri fianchi compaiono, al
piano terra, delle piccole fessure
rettangolari e delle finestre con volte a
semicerchio sul primo piano.
Attualmente, la Fortezza
si presenta in un ottimo stato di
conservazione, quasi non sentisse il peso
dei suoi secoli ed è di proprietà privata.
La visita dei suoi interni è quindi
possibile solo in seguito ad autorizzazione
del proprietario, il quale, però, organizza
a volte, nella stagione estiva, delle
mostre, rimanendo così aperto ai visitatori
per molte ore al giorno.
La veduta esterna è,
invece, sempre possibile, perchè la possente
fortezza è posizionata a 5 metri dalla
carreggiata della provinciale n. 99 (ex 18
dir), 150 metri dall’imbocco di detta
arteria locale, a cui si accede con una
svolta a sinistra (su apposita corsia
centrale), seguendo l’indicazione “Gizzeria”
sull’ampio incrocio posto tra il km 371 ed
il km 372 della SS18 (Bivio Marinella), cioè
cento metri oltre il ponticello sul Torrente
Piscirò (provenendo da nord), che
rappresenta il limite meridionale
dell’abitato di Gizzeria Lido, nochè
l'inizio del territorio comunale di Lamezia
Terme.
Autote: Francesco Cataudo
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