Letterati
» Tocco Felice
Nato a Catanzaro l'11 settembre 1845,
studiò dapprima presso l'Università di
Napoli con Spaventa e Settembrini, e poi
presso l'Università di Bologna, al
seguito di Francesco Fiorentino. Dopo un
periodo d'insegnamento liceale, ottenne
l'incarico per l'insegnamento di
Antropologia presso l'Università di
Roma. Passò in seguito ad insegnare
Storia della Filosofia presso
l'Università di Pisa, e, vincitore di
concorso, si trasferì, sempre per quell'insegnamento,
all'Istituto di Studi superiori di
Firenze. Insegnò quindi
ininterrottamente la Storia della
Filosofia in Firenze, fino alla morte,
avvenuta il 6 giugno 1911. Lasciò una
scuola fiorente, essendosi impegnato
negli studi storici, via via occupandosi
di Platone, di Giordano Bruno, di studi
kantiani, di studi religiosi (eresie
medievali, francescanesimo), e di storia
cultuale e letteraria. Considerato
esponente di punta del neokantismo
italiano, in realtà fu uno studioso
indipendente, che perseguì fortemente la
verità della vita e dell'azione umana
attraverso gli studi storici.
Egli scrisse notevoli lavori di storia
della filosofia, di storia religiosa e
di storia culturale, dedicati allo
sviluppo dei dialoghi platonici,
all'eresia nel medioevo, al movimento
francescano, a Girolamo Savonarola, alle
opere latine di Giordano Bruno, ed al
suo processo, alla Critica della ragion
pura di Kant.
Si può dire che, se non produsse alcun
lavoro di storia generale, tuttavia
fornì ampie trattazioni in tutti gli
ambiti della storia del pensiero
filosofico, scientifico, etico e
religioso. Con lui la storiografia
filosofica raggiunse un livello europeo
anche se per poco: nel periodo
dell'intensa produzione all'Istituto di
Studi superiori di Firenze, Tocco
affrontò lo studio della storia della
filosofia con una mentalità decisamente
nuova in Italia, abbandonando ogni
legame intrigante con la teoresi
filosofica, e proponendo criteri molto
precisi, anche se semplici, per evitare
che il giudizio storico si trasformasse
in una distinzione tra "eletti" e
"reprobi".
Uno di questi criteri è quello di
deporre ogni presupposto, onde riuscire
a ricostruire un sistema filosofico
nella sua genesi e nella sua coerenza
interna, rispetto ad un principio-guida
che il filosofo ha intuito e si è più o
meno consapevolmente dato. Ogni grande
filosofia in fondo, spiega Tocco,
intende come suo compito preciso il
porre a guida della propria
articolazione sistematica un principio o
un'intuizione complessiva.
L'articolazione del sistema può tradurre
questa intuizione o contraddire ad essa:
il compito dello storico, che in ciò non
opera alcuna valutazione, consiste nel
seguire le effettive movenze del
pensatore, nel comprenderne le scelte,
magari non in coerenza con il principio
eretto a guida, e nell'indicare
attraverso queste vari ripensamenti, gli
esiti possibili per lo sviluppo della
scuola eventualmente fondata dal
pensatore.
La posizione di Tocco, non solo
contrastava l'uso "teoretico" della
storiografia che avevano fatto, con
accenti diversi, sia Galluppi che
Rosmini, ma non accettava la stessa
metodologia spaventiana, che considerava
la storia della filosofia come opera
dello Spirito. Tocco stava in parte con
i positivisti, rivendicando
l'essenzialità del "fatto", cioè
dell'accertamento della dottrina del
filosofo attraverso il documento, ed in
parte però riteneva che la sensibilità
dello storico doveva compiere
un'interpretazione del tempo e
dell'ambiente in cui il filosofo aveva
operato, alla fine di comprendere il
tipo di scelta da questi compiuta. Molti
interpretarono questo tipo di
storiografia come "filologica", perché
non aveva alcun punto di riferimento in
una sistematica filosofica. In realtà
essa si legava al neocriticismo europeo,
ed al primato della ragion pratica,
entro cui trovano soluzione morale
determinate esigenze dello spirito
umano.
Tocco ispira con la sua chiarezza altri
storici della filosofia che si
rivolgono, sia pure a loro modo, alla
metodologia kantiana. Ricordiamo che da
una curiosa combinazione tra l'influsso
di Conti e quello di Tocco si origina
una storiografia attenta ai rapporti con
la cultura e con la vita dello spirito,
quale quella che si esprime con Giacomo
Barzellotti; e che dalla scuola di Tocco
e da influenze spiritualistiche viene
anche fuori una storiografia che pone
legami rilevanti tra la filosofia e la
vita religiosa, così come è espresso da
Alessandro Chiappelli. L'impegno
filologico contraddistingue la
storiografia del tutto influenzata da
Tocco, di Giuseppe Zuccante. In un certo
senso si può dire che si muova
nell'orbita della mentalità di Tocco
anche il molisano Baldassarre Labanca,
il quale espresse il meglio della sua
produzione nell'ambito degli studi
religiosi (fu infatti al culmine della
sua carriera docente di Storia del
Cristianesimo nell'Università di Roma).
|