Letterati
» Zinzi Emilia


Donna di grande cultura ma anche di azione, austera ma allo stesso tempo illuminata da un sorriso aperto e dalla fede nelle sue convinzioni cristiane.
Nata a Catanzaro da una famiglia dell’alta borghesia, giovanissima fa con sicurezza la sua scelta e a soli vent’anni manifesta il suo carattere volitivo e ribelle e l’insofferenza per l’apatia socio-culturale del Sud, dichiarando al padre, con ostinazione ed anche con minacce di fuga, la sua volontà di dedicarsi allo studio per dare una valore ed un significato più profondo alla sua vita.
Numerosi sono i suoi studi sulla tutela, conservazione e restauro del patrimonio storico. Ma, naturalmente, l’area del suo massimo interesse riguarda l’architettura e l’ambiente storico della Calabria. Quando dopo la docenza presso il Politecnico di Milano consegue quella presso la facoltà di Architettura di Reggio Calabria, porta nella didattica la dimensione scientifica della sua ricerca attraverso seminari e indagini sul territorio, soprattutto quello calabro-siculo, aprendo nello stesso tempo la sua attività di ricerca alla collaborazione interdisciplinare con architetti, urbanisti, archeologi.
La sua produzione storiografica, tradotta in varie lingue, è andata assestandosi sui temi dell’urbanistica e dell’ambiete storico della nostra regione, fatto veramente di estrema importanza se si pensa alla carenza degli studi in tal senso. Per questa sua particolare attività scientifica ed operativa le viene conferita la nomina a componente del direttivo della sezione Calabria dell’Istituto nazionale di Urbanistica; fa parte del Consiglio direttivo della Deputazione di storia patria per la Calabria; della Società napoletana di storia patria; della Società nazionale italiana di studi sul Settecento; del Comitato scientifico interdisciplinare per gli studi sull’arte normanno-sveva e, dal 1° luglio 1999, nominata dal ministro per i Beni e le Attività culturali Giovanna Melandri, è ispettore onorario per i beni culturali, artistici ed architettonici del Comune di Catanzaro. Il suo nome compare nell’International Directory of Eighteenth Century Studies - Voltaire Foundation- Oxford 1995; fatto estremamente importante e gratificante non solo per lei ma per tutti coloro che amano la Calabria e gioiscono del successo dei suoi figli.
Una vita al servizio della cultura operosa, quindi, quella di questa donna, che vuole farci comprendere che il bene culturale, sia esso opera d’arte, manufatto artigianale o rudere, ci ricorda che non veniamo dal nulla: tutto ci narra del pensare ed del fare dell’uomo attraverso i millenni. Col suo infaticabile indagare, controllare di persona, confrontare, questa “pasionaria della cultura”, come è stata definita dalla stampa, ha restituito alla Calabria capitoli ignorati della sua storia. La sua brillante carriera, le sue pubblicazioni, anche su Internet (sito dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace) ci indurrebbero a pensare che la sua attività abbia incontrato sempre e solo consensi: al contrario! Pochi, credo, sono stati stimati e avversati allo stesso tempo. Spesso la sua voce si è levata alta, ma in un deserto di silenzio e disinteresse, come nel caso del suo straordinario rinvenimento della “Conca del Patirion” presso il Metropolitan Museum of Art di New York. Ma le amarezze per i tanti ostacoli non hanno domato lo spirito ribelle di Emilia Zinzi, donna scomoda, che, per le sue violente denunce, ha ricevuto anche minacce di morte (addirittura, per un certo periodo, le è stata necessaria la scorta). Ma al di là della professoressa, della ricercatrice, della scrittrice, c’è una donna estremamente sensibile, disponibile e cordiale, alla quale devono aver guardato i reggini nel consegnarle la “Mimosa d’Argento”, così come qualche mese prima avevano fatto il Club delle Donne e la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma con il prestigioso “Premio Minerva 2000”.