Musicisti
» Rendano Alfonso

 

rendano.jpgNato a Carolei (CS) nel 1853, Rendano fu un bambino prodigio e, a dieci anni, superò l'esame di ammissione al Conservatorio di Napoli. Il suo talento attirò prima Mercadante e poi Thalberg, che lo volle prendere sotto la sua protezione e lo mandò a Parigi da Rossini. Quest'ultimo rendendosi conto del valore del ragazzino, gli procurò una borsa di studio per poter seguire le lezioni di G. Mathias, allievo prediletto di Chopin.
In breve tempo, Rendano conquistò prima il difficile pubblico parigino per poi ottenere grandi successi nel resto d'Europa, in primo luogo come pianista, ma anche come compositore.
Fra i suoi più convinti estimatori vanno annoverati musicisti ed interpreti del calibro di Anton Rubinstein, Daniel Auber e Franz Liszt. Forte della fama acquisita all'estero, fu chiamato ad insegnare al Conservatorio di Napoli, fondando in quella città anche un "Istituto Musicale". Si spostò, quindi, a Roma dove, tollerando poco le istituzioni pubbliche, proseguì l'attività didattica in forma privata, formando un gruppo di valenti esecutori. Rendano concluse la sua carriera solistica, nel 1925, con un concerto al Teatro Valle di Roma, che lo aveva visto esordire appena dodicenne e, sempre nella capitale, finì i suoi giorni nel 1931.
Il musicista calabrese fu anche un innovatore in campo strumentistico ed a lui si deve l'invenzione di un pedale indipendente, detto anche "Terzo Pedale" o "Pedale Rendano" che, applicato al pianoforte, poteva prolungare le vibrazioni di un Teatro_Rendano.jpgdeterminato suono.
Riguardo alla sua produzione, essa comprende circa settanta brani per solo pianoforte, un "Concerto per pianoforte e orchestra", un "Quintetto per pianoforte ed archi", un "Allegro in la minore" per due pianoforti, l'opera "Consuelo" ed alcune composizioni d'insieme, tra cui la "Marcia funebre in morte di un pettirosso" per piccola orchestra.
Ritornando al cd dell'Aura Music, esso è rivolto al "Quintetto per pianoforte e archi" (1879) e ai "Nove pezzi per pianoforte". Il quintetto riassume molto bene lo stile rendaniano, frutto del felice connubio fra il romanticismo e una musicalità tipica della tradizione popolare calabrese. Il brano, apparso nel 1879 (scritto, quindi, dopo i due quintetti di Sgambati e coevo con quello di Martucci) destò subito grande interesse, al punto che il noto quartetto Joachim lo eseguì numerose volte con lo stesso Rendano al pianoforte. Dal canto loro, i "Nove pezzi" sono tratti da diverse raccolte che Rendano dedicò al pianoforte, scritte in periodi a volte molto distanti fra loro.
Anche in questo caso possiamo evidenziare le caratteristiche tipiche della musicalità di Rendano, che oscilla fra elementi classico-romantici e folclorici, riflettendo questa peculiarità anche nei titoli dati ai diversi brani.
Al celebre pianista Alfonso Rendano è stato dedicato il teatro comunale di Cosenza.