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» Pitagora

pitagora.jpgPitagora, figlio del tagliapietre Mnesarco nacque nell'isola di Samo intorno al 571 a.C.
Votato dai genitori alla luce di Apollo prima ancora della nascita, fu un bimbo e poi un giovane bello nell'aspetto, dolce, moderato, dotato di uno sguardo da cui trapelava un'energia segreta ed in cui brillava la luce della saggezza.
Amava intrattenersi con i sacerdoti di Samo, che lo iniziarono ai principi della fisica.
Frequentò a lungo Talete ed Anassimandro di Mileto.
Fu un ricercatore, un sapiente, desideroso di indagare in uno spirito diverso da quello dei suoi contemporanei. La sua dottrina venne distorta e fraintesa, considerata una religione di élite, suscitando dissensi e ostilità tanto da costringerlo a lasciare la sua regione, la Ionia.
Si trasferì prima a creta e poi in Egitto. Benché munito dell'appoggio del faraone Amasi, venne accolto con diffidenza dai sacerdoti di Menfi che consideravano i greci incostanti e superficiali,  ma seppe sottomettersi con volontà incrollabile agli ostacoli ed alle prove imposti.
La sua iniziazione durò ben ventidue anni.
Si trasferì poi a Crotone, dove arrivò intorno al 530 a.C.. Qui fondò la celebre scuola  filosofo-matematica fiorita anche in altre città della Magna Grecia e detta "scuola italica", la cui dottrina era considerata un segreto.  Ebbe notevole influenza nella politica della città come sostenitore del partito conservatore.
Quando il potere passò ai democratici fu costretto a cercare rifugio a Metaponto, dove morì nel 497 a.C. circa.
Poiché i pitagorici avevano ripreso dalla religione indiana la credenza nella trasmigrazione delle anime, erano rigorosamente vegetariani e non mangiavano carne di alcun genere, onde non correre il rischio di nutrirsi con un animale in cui fosse reincarnato un amico o un parente.
Secondo i pitagorici, la matematica comprende l'aritmetica, la musica, la geometria e l'astronomia e queste tre ultime scienze dipendono dalla prima.
Sostennero la teoria della sfericità della terra e scoprirono la possibilità di esprimere la musica con entità numeriche. Il punto geometrico fu per i pitagorici l'unità avente posizione.
Nella contemplazione dei numeri la scuola raggiunse livelli ossessivi, fino a cercare in essi la purificazione religiosa; molti furono i simbolismi magici, tra questi  la convinzione  che tutti i numeri fossero divisi in femminili (i pari) e in maschili  (i dispari).
Pitagora è famoso soprattutto per il suo TEOREMA sui triangoli rettangoli:
il quadrato costruito sull'ipotenusa è equivalente alla somma dei due quadrati costruiti sui cateti.
Forse Pitagora ha osservato che, per costruire l’angolo retto,  i  “geometri” egiziani   prendevano una fune di una certa lunghezza, chiusa a mo’ di collana, poi   la  fissavano a terra tendendola per bene, con tre pioli posti in corrispondenza di tre nodi in modo tale da formare un triangolo i cui lati misuravano rispettivamente 3,4 e 5 unità di misura.