Artisti
» Jerace Francesco
Polistena
( RC ), 26 luglio 1854 – Napoli, 1937
Occasionalmente pittore, fu uno degli
scultori più importanti che abbia avuto la
regione, “iniziato al glorioso cammino
dell’arte dall’avo suo materno Francesco
Morani”(A. Frangipane ). Arrivato a Napoli
nel 1869, l’anno successivo si iscrisse
all’Istituto di Belle Arti di Napoli,
frequentando le lezioni di Tito Angelini,
Tommaso Solari e Stanislao Lista. Strinse
duratura amicizia con Saverio Altamura e
frequentò la casa-studio di Edoardo Dalbono,
a Mergellina, cenacolo di grandi artisti del
tempo: Edoardo Tofano, Giuseppe De Nittis,
Marco De Gregorio, Francesco Paolo Michetti.
Fu anche assiduo frequentatore delle lezioni
di Francesco De Santis. Esordì alla
Promotrice napoletana del 1871 con due opere
di connotazione realistica, la Nidia cieca e
il Ritratto di Girolamo Marafioti. Nel ’72
vinse il Concorso dei Virtuosi del Pantheon,
per cui gli venne affidato l’incarico di
realizzare il Monumento funebre a Mary
Sommerville, che venne ubicato (1876) nel
Cimitero degli Inglesi di Napoli (nel
giardino della Chiesa di Santa Maria della
Fede. Nel 1980 le tombe sono state sgombrate
e l’area destinata a verde pubblico ). Da
allora il suo lavoro fu segnato da
committenze private, le aristocrazie
napoletana e calabrese, e pubbliche e da
successi nazionale e internazionali. Nel
1875 decorò Villa La Fiorita, oggi Villa
Domi, a Capodimonte, su commissione del
console Oscar Meuricoffre, per il quale
successivamente ( 1885 ), realizzò il
Monumento funerario ( Cimitero degli Inglesi
).
Fu presente a molte Promotrici napoletane (
in alcune della quali fece parte della
giuria ): 1873 - con la tela Si pavoneggia e
quattro terrecotte, Emir, Alda, La
pacchianella, Il conte di Xiquena; 1874 -
con due terrecotte, Studio e Studietto, il
bassorilievo Damea, figlia di Pitagora e il
gesso Et tristis erat amica mea usque ad
mortem; 1875 - col Guappetiello, bronzo,
opera affine alla ricerca veristica di
Gemito ( alla cui moglie, Anna Cutolo, la
modella più richiesta dai pittori del
secondo Ottocento a Napoli, dedicò un
ritratto, Cosarella, 1884 ) e di Achille
d’Orsi, e riesposta in altre edizioni; 1876
- con due terrecotte, due gessi, Da poco
nato e En attendent e un marmo, Dusicka;
1880 - con La soubrette; 1916,’17- con
Myriam, G.B.Vico, e Anacreontica. Fu
invitato alla Mostra Nazionale di Torino del
1880, con sette opere, tra cui Mariella,
bronzo poi tradotto in marmo, Victa, (
allegoria della Polonia : vinta, ma non
domata! ), riprodotta dall’artista ben
diciotto volte per soddisfare le continue
richieste (un esemplare presso
l’Amministrazione Provinciale di Reggio
Calabria e un altro al Museo Filangieri di
Napoli ), Marion, ispirata a una poesia di
De Musset e il gruppo Il Trionfo di
Germanico, gesso ( poi tradotto in marmo, cm
344 x 220 x 165, e col titolo I Romani a
Roma, Galleria Nazionale d’Arte moderna,
acquistato dall’artista nel 1900 ); alla
Mostra di Napoli del 1877, con sei opere,
tra cui ancora il Guappetiello; alla Mostra
di Milano del 1881, con la Victa e la Maia,
e del 1894; a Roma, nel 1883, alla grande
Mostra Nazionale nel Palazzo delle
Esposizioni ( appena costruito da Pio
Piacentini ); alla Mostra di Bologna del
1888; alla Mostra di Palermo del 1891, con
le opere Arianna, Fiorita, Principe di
Satriano, Carmosina ( Napoli, Galleria di
Capodimonte ), premiata con Medaglia d’oro,
e del 1901, con la Statua di Antonio Toscano
( il prete calabrese che partecipò alla
difesa della Repubblica Napoletana del 1799
), per la quale gli venne nuovamente
assegnata la Medaglia d’oro. Partecipò
inoltre a dieci edizioni della Biennale di
Venezia ( 1895, con tre sculture; 1897, con
una scultura; 1899, con otto sculture; 1903,
con quattro sculture; 1905, con Hadria,
Berlino-Palazzo Imperiale e un’altra
scultura; 1907, con cinque opere: Ritratti
in marmo o gesso di Crispi, Mosè Bianchi,
della Baronessa Savarese, e altri due; 1909,
con sala tutta per sè, comprendente quindici
sculture ( molti Gruppi ) e cinque disegni;
1914, con una scultura; 1920, con una
scultura; 1926, con due sculture ); a
numerose Mostre Internazionali ( Parigi,
1878, 1887, col gruppo Eva e Lucifero, 1900;
Melbourne, 1880; Monaco di Baviera, 1893,
1895, 1900; Vienna e Anversa ( con Ercolanea
), 1894; Barcellona, 1896, con l’Arianna; St
Louis, 1904 ); e alle Biennali Calabresi di
Reggio Calabria ( 1920 - sala personale con,
tra le altre opere, La duchessa Ravaschieri,
un Cristo in marmo, il bassorilievo di San
Paolo, un disegno per il monumento al
latinista calabrese Diego Vitrioli, un olio,
e il famoso marmo Era di maggio, modellato
sugli echi dei versi di Di Giacomo prima in
terracotta, 1896, e poi in due esemplari in
marmo, un esemplare a Reggio Calabria,
Amministrazione Provinciale; 1922 - con una
terracotta, Vella, un esemplare del
Guappetiello, due disegni e due pastelli, un
olio, Tropea antica, un marmo, Nosside,
1920, Reggio Calabria, Municipio, e il cui
gesso è conservato nella Gipsoteca Jerace
presso l’Amministrazione Provinciale di
Catanzaro; 1924 - col marmo L’Eroica, Reggio
Calabria, Amministrazione Provinciale, un
Busto di Stanislao De Nava, un disegno; 1926
- col marmo Cristo e un olio, Rose e spine;
1931 - con Serafina, tre disegni, Letizia,
Arianna, Beethoven, quattro olii, La vallata
dei mulini ad Amalfi, Paesaggio, Lia,
Ritratto di suor Maria Stella Morani ).
Jerace fu un lavoratore instancabile (
spesse volte sollecitò ed ottenne la
collaborazione del fratello minore Vincenzo,
come anche di Giuseppe Gibellini e di
Fortunato Longo ), per cui moltissime sono
le opere da lui realizzate.
Tra i monumenti celebrativi: le statue di
Vittorio Emanuele II, 1888, da alcuni
studiosi molto contestata, per la nicchia di
una facciata del Palazzo Reale di Napoli; il
Miracolo delle reliquie e il Martirio di San
Gennaro, 1904, sulla facciata del Duomo di
Napoli, risistemata dall’architetto -
urbanista E. Alvino; i diciotto personaggi
del frontone dell’Università di Napoli,
1910, raffigurante Federico II e la sua
corte; L’Azione, 1910, ( allegoria dei
valori civici del popolo italiano ), gruppo
in bronzo collocato, il primo in basso a
destra, nell’ambito dell’Altare della Patria
( pensato nel 1878 per celebrare il re
Vittorio Emanuele, il risorgimento e l’unità
d’Italia e inaugurato nel 1911 ), a Roma; il
Monumento ad Armando Lucifero e il Monumento
a Raffaele Lucente in piazza Pitagora a
Crotone.
Tra le opere a carattere sacro bisogna
citare La Conversione di Sant’Agostino e
Sant’Anna e la Vergine nella Chiesa di
Santa Maria a Varsavia; L’altare del
Sacramento nella Chiesa matrice di Polistena;
il gruppo marmoreo con I Santi Alferio,
Adiutore, Filippo Neri, Francesco di Paola,
1924, intorno ad un olmo in bronzo, con due
angeli in marmo in adorazione per il
Santuario di Santa Maria dell’Olmo a Cava
dei Tirreni; San Francesco d’Assisi, 1927,
scultura a tutto tondo e a figura intera,
per Reggio Calabria, nello spazio antistante
la Chiesa omonima; un Ostensorio in oro per
il Congresso Eucaristico Regionale Calabrese
di Reggio ( nel cui Duomo è sistemato un
monumentale Pergamo, sorretto da una colonna
di marmo cipollino ) ed un altro in argento,
1931,’32 per Gioiosa Ionica, nella Chiesa
dell’Addolorata; la Madonna del Rosario,
1930, per la Chiesa omonima di Cittanova;
San Paolo e Santo Stefano di Nicea, 1933,
per la Cattedrale di Reggio Calabria, alla
sommità della scalinata di accesso. Fu molto
attivo anche nell’arte funeraria, come
testimoniano L’Angelo, in bronzo ( esposto a
Londra nel 1884 ) della Tomba dei Campagna
a Schiavonea di Corigliano Calabro; ancora
un Angelo, 1900, della Cappella Greco di
Cosenza; la Cappella French, 1900, nel
Cimitero di Dublino; Il ritratto dei
genitori nella Tomba di famiglia a Polistena;
la Cappella Pesmazoglu, 1910/’14, nel
Cimitero di Atene, con l’altorilievo Il mito
di Demetra sul fronte e due Angeli ai lati;
il sepolcro del Sen. Cocchia , con la Mater
Dolorosa, 1920, nel Cimitero di Napoli.
Realizzò inoltre numerosi ritratti di
personaggi pubblici o famosi: Beethoven,
1895, per il Conservatorio San Pietro a
Maiella, Napoli ed esposto alla 1a Mostra
Internazionale di Venezia dello stesso anno;
Gaetano Donizetti, 1897, in piazza Cavour a
Bergamo; Giovanni Nicotera, 1902, e Nicola
Amore, 1904, in piazza della Vittoria, a
Napoli; Mons. Sarnelli, a Castellammare;
Pietro Rosano, 1907, nella villa comunale di
Aversa; Virginia Mirelli, 1913, e la
Marchesa Maddalena Rossi, 1915, nel Museo
San Martino di Napoli; Andrea Cefaly e
Francesco Fiorentino nella villa comunale di
Catanzaro (ove sono collocati altri quattro
busti marmorei );
Gioacchino Toma, 1922, nella villa comunale
di Napoli; Domenico Cimarosa, 1929, ad
Aversa; Umberto di Savoia Principe di
Piemonte, 1934, nel Palazzo Reale di Napoli.
Nel “salone rosso” del Palazzo della
Provincia di Reggio Calabria due Teste di
donna, una raffigurante una dormiente e una
raffigurante, forse, l’Italia; opere nel
Museo di Polistena. Sparsi in alcune piazze
italiane suoi Monumenti ai caduti,
realizzati spesso con una figura di Vittoria
variamente interpretata: Stefanaconi, 1924;
nel borgo di Marina Grande di Sorrento,
1926; Reggio Calabria, 1930, col Fante e il
Guerriero bruzi; Polistena, 1935, La
Bellona, una Vittoria alata bronzea che
svetta sopra una roccia di pietra del Carso.
In quest’ultima cittadina, in una Chiesa, è
situato un altare in marmo del SS
Sacramento, con il sovrastante dipinto a
olio raffigurante L’Ultima cena; mentre
sulla facciata esterna della casa natale di
Francesco Morani è sistemato un medaglione
marmoreo con l’effigie del suo maestro.
Nella piana di Gerace il Monumento ai 5
martiri, 1928. Una splendida Testa di
Cristo, altorilievo in marmo bianco, si
trova nella Presidenza della Camera di
Commercio di Cosenza, catalogata un tempo
come opera di anonimo e riportata dal
sottoscritto alla originaria paternità
(articolo di Tonino Sicoli su “La Provincia
Cosentina” del 18 ottobre 1999). Nel ’98 in
un’asta londinese è stata venduto un suo
marmo.
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