Letterati
» Galluppi Pasquale
Nacque
a Tropea (Calabria) il 2 aprile 1770. Compì
i suoi studi privatamente, giungendo a
formarsi un proprio sistema speculativo,
incentrato sulle discipline
logico-conoscitive e sulla matematica.
Apprendiamo da alcune note autobiografiche,
scritte nel 1822, che le sue prime letture
erano state la Logica di Genovesi, e gli
Elementi di Euclide, suggerite da Giuseppe
Antonio Ruffa, il docente privato di
filosofia che esercitava con successo in
Tropea. Successivamente approfondì Leibniz,
Wolff e Descartes. Dopo aver interrotto gli
studi giuridici a Napoli, si dedicò alla
pura speculazione. Dallo studio di Genovesi
e Leibniz, Galluppi giunse infine a
Condillac, le cui opere lesse intorno
all’anno 1800: queste letture costituirono
una svolta.
Egli lasciò gli studi e gli approfondimenti
in teologia, e finì con la sistemazione di
una visione tutta propria, incentrata sul
primato del problema della conoscenza. Non
partecipò mai direttamente alle vicende
politiche del Regno di Napoli, ma non
nascose la sua adesione alle idee
liberal-costituzionali. Dopo la fine del
dominio francese, ci fu un dissesto dei suoi
patrimoni, che lo condusse a ristrettezze
economiche a causa delle quali dovette
assumere la carica di sovrintendente delle
imposte. Le incombenze di tale carica, non
lo distrassero tuttavia dallo studio e dalla
ricerca. Arrivò alla cattedra universitaria
solo in età matura, a 61 anni, quando,
cessate le repressioni antiliberali, il
governo borbonico gli offrì, verso il 1830,
la cattedra di Logica e Metafisica
nell’Università di Napoli.
Secondo alcune testimonianze, per motivi non
completamente estranei alla sua professione
di fede politica, Galluppi si “accontentò”
di essere chiamato alla cattedra “per chiara
fama”.
Secondo altri, spinto dalle ristrettezze
economiche e dalla coscienza del proprio
valore di studioso, Galluppi si recò a
Napoli per perorare, presso il Ministero
degli Interni, una sua “chiamata”
all’Università ed evitare il pubblico
concorso. All’inizio degli anni Trenta
divenne il filosofo del Regno di Napoli più
noto, sia in Italia che all’estero. Venne
nominato nel 1841 socio corrispondente
dell’Accademia Reale di Francia, e Cavaliere
della Legion d’onore.
I suoi sentimenti nei confronti della
monarchia borbonica furono sempre di massima
lealtà. Negli anni Quaranta le tendenze che
si stavano manifestando nell’ambiente
napoletano emarginarono tuttavia l’anziano
filosofo che morì a Napoli il 13 dicembre
1846
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