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» Gaetano Rino
29
Ottobre 1950 - 2 Giugno 1981
Salvatore Antonio Gaetano viene al mondo a
Crotone, in Calabria, il 29 ottobre del
1950. Lì, inizia a respirare l'aria di una
città che gli resterà per sempre nei
polmoni. A dieci anni, segue a Roma i
genitori, impiegati come portieri di uno
stabile in via Nomentana. L'estro crescente
di un artista in piena formazione inizia a
colpire l'ambiente capitolino. I suoi studi
da geometra vengono distratti dal
palcoscenico e dai primi approcci alla
chitarra. La passione per il teatro (nel
"Pinocchio" di Carmelo Bene interpreterà la
volpe) come strumento di comunicazione è
letteralmente surclassata dall'espressione
sotto forma-canzone. Comincia ad esibirsi
nello storico Folkstudio di Roma dove
conosce molti tra quelli che in seguito
saranno suoi "colleghi", come Antonello
Venditti e Francesco De Gregori. Il suo
scopritore sarà però Vincenzo Micocci (colui
che negò nel '78 un'audizione ad Alberto
Fortis e al quale lo stesso Fortis dedicò le
invettive di "Milano & Vincenzo" e "A Voi
Romani").
Nel 1973, la It licenzia i due singoli "I
love you Maryanna" e "Jaqueline", incisi da
Gaetano con lo pseudonimo di Kammamuri's.
L'esordio nel mondo della discografia non è
poi così felice. Neppure il suo primo album
Ingresso libero, dato alle stampe nel 1974,
riesce ad attirare l'attenzione del pubblico
e degli addetti ai lavori. Eppure, il
destino gli avrebbe sorriso ben presto.
Forse l'Italia non è ancora pronta per la
sua sottile ironia, per il suo amore sincero
per la vita, per la sua gentile e cortese
denuncia. "Tu, forse non essenzialmente tu",
vitale passione per l'amore, "Ad esempio a
me piace il sud", nel ricordo incancellabile
della sua Calabria, e "Supponiamo un amore"
sono solo l'inizio di un graduale
distaccamento di Rino Gaetano dal
cantautorato italiano degli anni 70.
Dodici mesi più tardi, i padiglioni
auricolari dei più accorti iniziano a essere
stuzzicati dal colore dei suoi testi. Nel
1975, infatti, il singolo "Il cielo è sempre
più blu" attira l'attenzione su di lui,
nonostante il brano non sia stato mai
incluso in nessuno dei suoi sei album. La
canzone nasce inizialmente divisa in due
parti (probabilmente per l'eccessiva durata
per un solo lato del 45 giri), solo
successivamente riunite nella "extended
version" che tutti conosciamo, di otto
minuti e venti. Il testo è un tipico saggio
del songwriting di denuncia di Gaetano: "Chi
vive in baracca/ chi suda il salario/ chi
ama l'amore chi sogni di gloria/ chi ruba
pensioni/ chi ha scarsa memoria".
Passa poco, trascorre solo un altro anno, ed
ecco un nuovo lavoro. Mio fratello è figlio
unico segna finalmente l'ingresso di Gaetano
nell'olimpo dei cantautori
italiani.
L'open-track omonima, struggente ballata in
bilico tra affetti familiari e denuncia
sociale, vanta uno dei testi più ironici e
toccanti della scena italiana di quegli
anni. Apparenti frasi nonsense come "mio
fratello è figlio unico perché è convinto
che Chinaglia non può passare al Frosinone"
o "perché non ha mai criticato un film senza
mai prima vederlo" o "perché è convinto che
nell'amaro benedettino non sta il segreto
della felicità" diverranno delle strofe cult
più per le generazioni successive che per
quelle dell'epoca. Ma "Mio fratello è figlio
unico" è soprattutto un amaro j'accuse che
svela l'animo politico del cantautore
crotonese: "E' convinto che esistono ancora
gli sfruttati, malpagati e frustrati/ mio
fratello è figlio unico sfruttato represso
calpestato odiato". Nel disco non mancano
anche brani delicati e sognanti come
"Sfiorivano le viole", "Cogli la mia rosa
d'amore" e "Al compleanno della zia Rosina".
Passati i primissimi anni di carriera e il
semianonimato, il giovane Gaetano si
incammina verso una sincera e tangibile
maturazione, senza lasciare, però, che la
candida poesia degli esordi rifugga i brani
di Aida, suo terzo lavoro pubblicato nel
1977. Aumenta il numero dei musicisti, dei
collaboratori e migliora la produzione. Un
altro album vario, più veloce e ritmato dei
precedenti. "Spendi Spandi Effendi" ed
"Escluso il cane" sono il degno prosieguo
delle passate incisioni, nel solco di un
sarcasmo sempre tagliente e mai volgare. "La
Festa di Maria", con una chitarra
popolare-spagnoleggiante, preannuncia un
corposo interesse per queste ritmiche.
"Standard", invece, volge lo sguardo al più
semplice e pulsante rhythm'n'blues.
La ruvidezza delle corde vocali di Gaetano,
unitamente a un'aria sempre più scanzonata e
divertita, trovano un decisivo supporto
nell'esibizione sanremese. Il cantautore di
Crotone sale sul palco del Festival nel 1978
vestito in camicia a righe rosse, frac,
cilindro e scarpe da ginnastica, e con
"Gianna" conquista il terzo posto dietro ai
Matia Bazar e Anna Oxa. E' la consacrazione.
Sempre nel 1978, viene pubblicato
Nuntereggae Più. L'omonima canzone (con la
partecipazione di Lino Banfi, anche se
Bruno, l'amico di sempre di Rino, giura di
essere lui a esclamare "nuntereggaepiù" a
ogni strofa del brano) è un colossale
sberleffo a ritmo di reggae contro tutto e
contro tutti, da Gianni Agnelli alla P2,
dalle P38 a Berlinguer (praticamente un
sacrilegio nell'epoca in cui tutta
l'intellighenzia era devota al Pci), dal
giornalismo proto-padano di Gianni Brera
allo scandalo della spiaggia di Capocotta
(dove venne trovata morta Wilma Montesi dopo
un festino a base di stupefacenti in una
altolocata residenza, frequentata da
importanti politici e noti facoltosi
dell'epoca). Il brano viene inciso anche su
45 giri in lingua spagnola, con il titolo di
"Corta la cuerda", insieme a "E cantava le
canzoni", divenuto per l'occasione "Y
cantabas las canzonas". "Gianna", invece,
raggiunge la Germania dove, tradotta in
lingua tedesca, scala le classifiche sino al
ventiduesimo posto, mentre in Italia
(accompagnata dalla blueseggiante b-sides
"Visto che mi vuoi lasciare"), si piazza al
primo posto e vi resta per tutto il mese di
marzo.
Nuntereggae Piùè il disco della svolta. Il
pubblico aumenta e Gaetano lascia la It per
approdare alla major Rca, con la quale nel
1979 produce il suo quinto album Resta vile
maschio, dove vai?, aperto dal salace brano
omonimo firmato da Mogol. Importanti
arrangiamenti ritmici, onnipresenti archi e
fiati, caratterizzano questo
disco.
Alcune versioni, tutt'ora in circolazione,
recano un errore di stampa: in copertina c'è
scritto "Contiene Hai Maria". Il riferimento
è, ovviamente, alla canzone "Ahi Maria",
altro grande successo del cantautore
crotonese, che riprende la sua passione per
le ritmiche spagnoleggianti, e decide di
inciderla anche in lingua iberica. Non manca
il ricordo del suo soleggiato Sud,
dolcemente baciato dalle onde del mare,
mentre i pescatori ritirano le reti in
barca, perché "Anche questo è Sud". E brilla
uno dei gioielli satirici del suo
repertorio: l'irriverente ballata "Nel letto
di Lucia", dove il giaciglio dell'amata
diventa un caravanserraglio di ministri,
scaldapoltrone, reggimoccolo, colonnelli,
sanfedisti, vecchi santi e chiromanti:
"Falsifichi assegni cambiando grafia nel
letto di Lucia/ dipingi scommetti e ti
scordi la via nel letto di Lucia/ guarisce
d'incanto la tua malattia nel letto di
Lucia/ il prossimo anno ci porto tua zia nel
letto di Lucia/ non trovi mai nebbia
penombra o foschia nel letto di Lucia/
vorrei ritrovarti vorrei fossi mia nel letto
di Lucia".
Gateano entra in una importante fase della
sua carriera. Il successo non sembra voler
distrarsi e voltargli le spalle. Ancora un
passo avanti per il trentenne di Crotone,
che resta, però, saldamente ancorato alle
sue radici. Sempre nel 1979, registra "Solo
con io", inedito mai apparso in un singolo,
ma inserito nelle raccolte Gianna e le altre
e Superbest. Dopo poco, appare una seconda
versione della canzone, più lunga di soli
undici secondi e contenuta, unicamente, in
La Storia. Pubblicata postuma, insieme a
"Solo con io", è anche "Le beatitudini",
registrata nel 1980 e presente in Gianna e
le altre e La Storia.
Tornando agli album ufficiali, nel 1980, E
io ci sto rappresenta l'ennesima conferma
del genio compositivo del cantautore
calabrese. "Ti ti ti ti" è una dedica a
tutti coloro i quali, ascoltando la canzone,
sorrideranno sulle note di "a te che ascolti
il mio disco forse sorridendo/ giuro che la
stessa rabbia sto vivendo/ siamo sulla
stessa barca io e te". Accostate all'esordio
Ingresso Libero, le tracce del suo ultimo
album appaiono splendida filiazione e degno
proseguimento di un cammino artistico che
non ha temuto, neppure per in un istante, di
arrestarsi, fossilizzandosi.
Nei primi mesi del 1981, il successo lo
conduce in tournée con Riccardo Cocciante e
il New Perigeo di Giovanni Tommaso. Dalle
date del 4, all'Auditorium di Pistoia, e del
5 marzo al Palasport di Novara, nasce Q
Concert, Ep con quattro brani: "Ancora
insieme", "A mano a mano", "Aida" e
"Aschimilero". "A mano a mano" e "Ancora
insieme", quest'ultima in versione live,
sono state successivamente inserite anche in
"Margherita e le altre", raccolta doppia di
Riccardo Cocciante,
pubblicata
nel 1998.
Nel corso dello stesso anno, Gaetano
registra insieme con Maria Monti l'inedito
"Al bar dello sport (ovvero sogghigni e
sesso)" e "Confusione, gran confusione
ovvero il processo", con la Monti, Lucio
Dalla, Anna Oxa, Nino Buonocore, Ivan
Cattaneo, Perigeo Special e Jenny Sorrenti.
Entrambe le canzoni sono parte del
concept-work "Alice".
Gli archivi della Rai, inoltre, custodiscono
presumibilmente una vera chicca. Nel 1981,
infatti, negli studi della Rai, Rino Gaetano
e Anna Oxa interpretano un brano composto da
Mogol e Battisti, dal titolo "Il leone e la
gallina". La notte del 2 giugno dello stesso
anno, mentre percorre Via Nomentana a Roma,
all'altezza di via XXI Aprile, Rino Gaetano
va incontro a una tragica morte. La sua
Volvo 343 si schianta contro un camion.
Cinque ospedali ne rifiutano il ricovero.
La sua salma viene sepolta al cimitero del
Verano di Roma. Ironia della sorte, una
delle sue prime canzoni del periodo del
Folkstudio, "La ballata di Renzo", narrava
la storia di un giovane che, a seguito di un
incidente automobilistico, non trovava un
ospedale che riuscisse a ospitarlo... Rino
Gaetano avrebbe dovuto sposarsi pochi giorni
dopo. L'industria discografica provvederà a
ricordarlo sfornando raccolte a ripetizione.
Nel 2003, esce Sotto i cieli di Rino, che
non aggiunge nulla alla precedente La Storia
del 1998, se non una discutibile versione
remixata de "Il cielo è sempre più blu", a
cura di dj Molella, che suscita
l'irritazione della maggior parte dei fan
del cantautore di Crotone.
Per l'ironia e l'intelligenza dei suoi
testi, per il suo songwriting schietto e
graffiante, Rino Gaetano merita davvero un
posto accanto ai più grandi esponenti della
canzone italiana. Il suo universo è
affollato di santi che salgono sul rogo
"vestiti d'amianto"; di donne immaginarie
che filano la lana e fiutano tartufi; di
cieli blu e di notti stellate, di amabili
puttane e detestabili politici d'ogni
schieramento. Irride e commuove, con
l'anarchica eccentricità dei poeti
cantastorie. L'Italia delle P38 e della
strategia della tensione, nelle sue canzoni,
diventa un paese surreale, diviso tra fiaba
e dramma, passioni sentimentali e
contraddizioni sociali. Un paese che Gaetano
ha sempre amato, ma che quasi mai l'ha
voluto comprendere.
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