Letterati
» Da Fiore
Gioacchino
Celico,
(CS), tra il 1130 ed il 1145 - Canale, (CS),
1202.
Gioacchino da Fiore nacque a Célico
(Cosenza) intorno al 1130, da un'umile
famiglia d'agricoltori o, secondo altri, da
un notaio. Dopo aver visitato la Palestina,
si fece frate cistercense e in seguito fu
nominato abate. Tra i vari monasteri di cui
fu ospite si ricorda l'abbazia di Casamari.
In seguito ad una crisi spirituale,
abbandonò l'ordine e dopo un periodo di
eremitaggio fondò la congregazione florense,
che prende titolo dal monastero di san
Giovanni in Fiore, sulla Sila, dove ebbe
sede, e che nel 1570 confluì nell'ordine dei
cistercensi. Gioacchino morì intorno al
1202, secondo alcuni a Pietralta o
Petrafitta, secondo altri a Corazzo o S.
Martino di Canale o S. Giovanni in Fiore. La
sua morte avvenne quando san Francesco,
nella malattia della prigionia a Perugia,
concepiva i primi germi della conversione
tutta basata sul principio di povertà. A
Gioacchino è attribuita la predizione degli
ordini francescano e domenicano, nonché dei
colori dei relativi abiti. Nell'ordine
francescano si videro praticamente
realizzate le aspettative di Gioacchino; e i
francescani rigorosi (veri e propri
gioachimiti) si dissero "spirituali" con
tipico termine gioachimita dedotto dalla
profezia relativa alla Terza Età, da lui
detta "dello Spirito Santo", un'Età di
rigenerazione della Chiesa e della società,
col ritorno alla primigenia povertà e
umiltà.
Gioacchino da Fiore può essere definito
monaco, abate, teologo, esegeta, apologeta,
pensatore, riformatore, mistico, filosofo,
veggente, asceta, profeta. Da un lato
scriveva e predicava, dall'altro si macerava
in incredibili penitenze. Nel 1215 il
Concilio Lateranense IV condannò una sua
opinione relativa al teologo Pietro
Lombardo, ma salvaguardò la persona di
Gioacchino, perché egli aveva ribadito più
volte la sua adesione alla dottrina
cattolica e aveva chiesto d'essere corretto
dai suoi confratelli o dalla Chiesa stessa,
ordinando che tutti i suoi scritti venissero
sottoposti al vaglio della S. Sede e
dichiarando di ritenere validi solo quelli
che la Chiesa stessa avrebbe approvato. Fra
le sue opere è molto importante il Liber
figurarum, in cui egli spiega la dottrina
cattolica per mezzo di figure simboliche
(due delle quali -- quella del drago a sette
teste e quella dei tre cerchi trinitari --
sono presentate in questo sito, accanto alla
miniatura di Gioacchino con l'aureola di
santo presente nel manoscritto Chigi A.VIII.231
della biblioteca vaticana). Tale Liber è
notevole anche dal punto di vista artistico:
lo stesso Gioacchino, infatti, fu ritenuto
bravo pittore, tanto che sono attribuite a
lui l'ideazione e la realizzazione dei
mosaici della basilica veneziana di San
Marco.
Subito dopo la sua morte, la vox populi lo
proclamò santo e i seguaci inviarono alla
Santa Sede la documentazione dei numerosi
miracoli, ora ripubblicati da Antonio Maria
Adorisio. Ciò al fine d'avviare il processo
di canonizzazione.
Se da una parte la memoria della santità di
Gioacchino fu inquinata da errate
interpretazioni della sua dottrina, dovute
sia ad avversari sia a seguaci troppo
zelanti, nonché dall'attribuzione a lui di
false profezie ed opinioni teologiche,
dall'altra il papa Onorio III con una bolla
del 1220 lo dichiarò perfettamente cattolico
e ordinò che questa sentenza fosse divulgata
nelle chiese. Il fervido culto popolare di
Gioacchino da Fiore si diffuse presto a
largo raggio. Dante Alighieri lo collocò fra
i beati sapienti con queste parole: "E
lucemi da lato / il calabrese abate
Gioacchino / di spirito profetico dotato" (Par.
XII). Inoltre Gioacchino è presentato col
titolo di beato negli Acta Sanctorum
compilati e pubblicati dai gesuiti
bollandisti nel 1688, nonché in dizionari ed
enciclopedie varie. E nel rituale dei monaci
florensi esisteva la messa in onore del
beato Gioacchino che veniva celebrata il 30
marzo (giorno della sua morte), il 29 maggio
e in altre occasioni, come pure esisteva
un'antifona dei vespri in cui si esaltava il
suo spirito profetico (frase poi tradotta da
Dante nella Divina Commedia). Ciò ha fatto
sì che - a quanto scrivono Emidio De Felice
e Orietta Sala nei loro dizionari
d'onomastica - si deve al suo carisma la
diffusione in Italia del nome personale
Gioacchino.
Le sue spoglie -- di cui recentemente è
stata fatta una ricognizione -- si trovano
nella cripta dell'abbazia di S. Giovanni in
Fiore, comune che ha preso il nome proprio
da tale abbazia. Nel 2001 l'arcivescovo di
Cosenza-Bisignano mons. Giuseppe Agostino ha
riaperto il processo di canonizzazione per
portare presto Gioacchino da Fiore alla
piena gloria degli altari e - si ritiene -
anche al titolo di "dottore della Chiesa".
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