Letterati
» Cassiodoro Aurelio
Flavio
Magno Aurelio Cassiodoro è un personaggio di
fondamentale importanza per la trasmissione
della cultura antica.
Con ogni probabilità, intorno al 490 d. C.,
nacque a Scolacium, antica città romana. La
sua era un’illustre famiglia di proprietari
terrieri, di origine siriana, che per più
generazioni ricoprì notevoli posizioni
politiche, trasferitasi in Calabria alla
fine del IV secolo.
Anche il Nostro, in linea con i suoi avi,
ebbe un brillante cursus honorum,
raggiungendo i più alti gradi della carriera
politica ed amministrativa alla corte di
Ravenna, presso i sovrani goti.
Quasi ventenne venne nominato prima
consiliarius del padre, prefetto del
pretorio; successivamente, come apprendiamo
dalle Variae, tra il 508 e il 511 Teodorico
lo nominò quaestor, ovvero segretario
particolare del re; nel 514 divenne console
ordinario; tra il 515 e il 523 dovette
ricoprire la funzione di corrector Lucaniae
et Bruttiorum; nel 526, anno di morte di
Teodorico, ricevette la carica di magister
officiorum; fu investito della carica di
praefectus pretorio tra il 533 e il 538
sotto Atalarico, Teodato e Vitige; infine, è
incerto l’anno in cui ottenne il patriciatus.
Nel corso della sua carriera ebbe un
obiettivo costante, quello di creare un
programma di collaborazione tra Goti e
Romani.
Il momento opportuno per realizzare tale
ideale si presentò alla morte di Teodorico,
allora, infatti, venne designato quale
successore il giovane Atalarico, al quale la
madre Amalasunta voleva impartire
un’educazione alla romana, individuando in
Cassiodoro il precettore ideale.

Ben presto i fatti smentirono il programma,
dal momento in cui Atalarico morì,
Amalasunta venne fatta prigioniera per
essere poi uccisa mentre,
contemporaneamente, le armate bizantine
avanzavano in Italia. Il sogno di Cassiodoro
presto si infranse.
Ritiratosi a vita privata, nel 537, curò le
Variae, una raccolta di lettere, in dodici
libri, scritte a nome di Teodorico, di
Vitige, nonché a nome proprio, durante le
sue cariche di quaestor, magister officiorum
e praefectus pretorio.
Le Variae costituiscono un documento di
grande rilievo per la ricostruzione della
storia del VI secolo.
Amareggiato per il fallimento del programma
di conciliazione del mondo gotico con la
romanità, Cassiodoro si ritirò in Calabria
dove, a pochi chilometri di distanza dalla
sua città natale, Scolacium, fondò i
monasteri Vivariense e Castellense.
L’idea di istituire un centro di studi
biblici era già stata elaborata tra il 535 e
il 536, a Roma, da Cassiodoro insieme a papa
Agapito, pertanto la fondazione dei due
cenobi deve porsi sulla scia di quel
tentativo, purtroppo fallito.
Cassiodoro,
tornato nella sua terra d’origine, organizzò
un nuovo stile di vita monastica: mentre il
Castellense era il luogo idoneo per i monaci
che anelavano alla vita contemplativa, il
Vivariense, grazie anche alla presenza dello
scriptorium, era il luogo preposto alla
conservazione e alla trascrizione dei
classici pagani e cristiani; a tal
proposito, per i suoi antiquarii, Cassiodoro
compose un trattato, il De Orthographia,
affinché la copiatura avvenisse
correttamente e con apprezzabile rigore.
In questa fase della sua vita, l’illustre
scolacense, si dedicò alla propria
produzione letteraria; l’opera sua
fondamentale è certamente rappresentata
dalle Institutiones divinarum et humanarum
lectionum, una sintesi di scienza sacra e
profana che alimenterà la cultura medievale.
Tra le altre opere ricordiamo: le
Complexiones, un commentario ad alcuni testi
neotestamentari; il De origine actibusque
Getarum, all’origine in dodici libri, di cui
ci sono giunti solo il riassunto e la
continuazione sino al 551, redatti da
Iordanes, vescovo di Crotone.
Cassiodoro morì probabilmente nel 583 nel
monastero Vivariense, in questo stesso luogo
venne sepolto.
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