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» Caloprese Gregorio

 


calopresebronzo.jpgScalea 1650-1714
Maestro di uomini insigni come Gian Vincenzo Gravina, Francesco Maria  Spinelli,  Pietro Metastasio e Nicola Cirillo. Egli introduce nella cultura Calabrese il cartesianesimo.
E' definito da Giambattista Vico "gran filosofo renanista".
Non è sostenitore della poesia e della poetica barocca, perché il Caloprese, pensa che la poesia non è una imitazione passiva dei classici antichi ma "una radunanza di precetti raccolta da molti esempi, e stabilita dalla ragione".
Tra i suoi scritti "Commento alle opere di Mons. Della Casa", e il saggio dal particolarissimo titolo "Lettura sopra la concione di Marfisa a Carlo Magno, contenuta nel Furioso al canto trentesimottavo, oltre l'arificio adoperato dall'Ariosto, in detta concione, si spone ancora quello, che si è usato da Tasso nell'oratione d'Armida a Goffredo" . 

- Il pensiero
Il pensiero del Caloprese, rimasto nell'oblìo fino agli inizi del Novecento, comincia ad essere divulgato dal Cotugno, il quale riserva un'attenzione particolare alle idee estetiche. Successivamente è Attilio Pepe ad affrontare i temi dell'estetica calopresiana e il primo a precisare che occorre considerare il filosofo come un pensatore geniale e non solo come il maestro "renatista" del Gravina e del Metastasio. A dimostrazione di ciò, il Pepe rileva che la riflessione estetica del Caloprese è adattata e sviluppata dai maggiori rappresentanti della filosofia dell'arte. Questo concetto è ribadito dallo stesso Croce, che, recensendo un saggio del Pepe, scrive che l'estetica "s'iniziò in Germania sotto il potente influsso dei teorici italiani", tra cui il Caloprese. Il filosofo calabrese, insistendo sul ruolo fondamentale della fantasia e ponendo tale facoltà come base dell'opera d'arte, sostiene che l'arte consiste nella espressione delle "costituzioni d'animo che si generano in noi dalla considerazione degli accidenti o buoni rei nel corso delle umane operazioni sogliono accasare". Pertanto le composizioni più belle sono appunto quelle che ne rappresentano più al vivo le sembianze. Tutte quelle alle quali manca questa rappresentazione, quantunque fornite di tutti i colori retorica son prive di ogni vigore, di ogni vivacità "non altrimenti che se fossero corpi senza spirito". Ma il pensatore della Scalea non può essere ritenuto solamente uno dei padri dell'estetica moderna ma anche un grande pedagogista. A tal proposito, è di estrema importanza la testimonianza di un altro illustre allievo, il principe Francesco Maria Spinelli, che nell'Autobiografìa descrive ed elogia il metodo educativo del Caloprese. Il Ricuperati, nel parlare della scuola calopresiana, afferma che in essa si tendeva "a realizzare un'esperienza, globale che investiva non solo la mente, ma anche i corpo. Inoltre era una scuola maieutica, non cattedratica. Ginnastica e lettura delle Sacre Scritture, commenti di queste con confronti patristici riempivano la mattina, mentre il pomeriggio era occupato da filosofia ed eloquenza, realizzate sempre attraverso la lettura e la spiegazione dei testi. Dal punto di vista dei contenuti la scuola calo-presiana avvicinava i giovani, agli autori di Port-Royal e a Cartesio".
A partire dagli anni Settanta il Caloprese è studiato pure come filosofo della scienza "civile". L'aspetto politico viene analizzato sia nell'ambiente accademico partenopeo che in quello salernitano; nello stesso tempo si aggiunge il contributo di Alfonso Mirto, che, con le sue pubblicazioni, diffonde i risultati degli studi anche nell'ambito della cultura calabrese. Nella meditazione antropologica il Caloprese si pone in netta antitesi con le impostazioni razionalistico-utilita-rie di marca machiavellica e soprattutto hobbe-siana", e quindi contro coloro i quali sostengono che "gli huomini siano tutti malvagi e scellerati".
Il filosofo non intende negare che "il numero de' tristi non sia grande, e per avventura assai maggiore de' buoni: ma che tutti e sempre siano di questa fatta, e che questa massima, cioè sopra e ben saldo fondamento si habbiano d'appoggiare tutti del viver civile, è così lontano dal vero", che non sa "come da huomo di senno possa affermare".