Letterati
» Alvaro Corrado

 

 

Corrado_Alvaro.jpgNasce il aprile 1895 a San Luca (Reggio Calabria), un piccolo paese sul versante jonico dell'Aspromonte, primogenito dei sei figli di Antonio e di Antonia Giampaolo. Il padre, maestro elementare, è fondatore di una scuola serale per contadini e pastori analfabeti; la madre proviene da una famiglia di piccoli proprietari. A San Luca trascorre un'infanzia felice, fortemente influenzato dal padre, che gli dà la prima istruzione e gli fa conoscere profondamente la natura, gli uomini e la tradizione della sua terra.
Terminate le scuole elementari, è mandato a proseguire gli studi nel prestigioso collegio di Mondragone, a Frascati, una scuola d'élite gestita dai Gesuiti.
Studia e comincia a scrivere poesie e racconti. Dopo i primi cinque anni di ginnasio, viene espulso dal collegio, perché sorpreso a leggere testi considerati proibiti. Costretto a cambiare istituto, é mandato nel collegio di Amelia, in provincia di Perugia,dove frequenta l'ultimo anno di ginnasio. durante gli studi superiori si dedica con grande passione alla letteratura, approfondendo soprattutto le opere degli scrittori allora più noti e ammirati: Carducci , Pascoli e D'Annunzio e compone lui stesso molti racconti e poesie.
Nel 1914 pubblica le sue prime poesie su "Il nuovo birichino calabrese", e alcune traduzioni da Tagore nella "Rivista d'oggi".
Partecipa a manifestazioni interventiste, in seguito alle quali è arrestato per alcune ore e organizza un numero unico contro la polizia: "Bum!" Nel gennaio del 1915 èè chiamato alle armi. E' assegnato a Firenze, a un reggimento di Fanteria e segue il corso allievi ufficiali nell'Accademia militare di Modena, uscendone con il grado di sottotenente. Durante l'estate manda alcune poesie alla "Riviera Ligure".
All'inizio di settembre si trova in zona di guerra. A novembre è in prima linea, viene ferito alle braccia (il destro non guarirà mai del tutto) sul Monte Sei Busi, nella zona di San Michele del Carso E sarà anche decorato con la medaglia d'argento. E' costretto ad una lunga degenza presso l'ospedale militare di Ferrara prima e poi di Firenze. Passa al servizio sedentario presso Chieti; nel settembre del1916 è a Roma.
Verso la fine dell'anno comincia a collaborare al "Resto del Carlino", pubblicandovi i primi racconti.
Si trasferisce a Bologna quando ne diventa redattore. Escono intanto a Roma le "Poesie Grigioverdi".
L'8 aprile 1918 sposa la bolognese Laura Babini, conosciuta durante la guerra, allora impiegata come ragioniera, più tardi traduttrce dall'inglese. Un anno e mezzo dopo il matrimonio si trasferisce a Milano, con la famiglia (nel frattempo gli è nato il figlio Massimo): è assunto al "Corriere della Sera".
A partire dal '21 soggiorna per qualche tempo a Parigi, dove conosce alcuni italiani. Scopre Proust, di cui traduce qualche pagina, e scrive il suo primo romanzo: "L'uomo nel labirinto".Pubblica anche un'antologia di novelle russe. Nell'estate del '22 è chiamato come redattore al "Mondo", di Giovanni Amendola. Nell'inverno '23 / '24 comincia a frequentare casa Pirandello.
Dopo il delitto Matteotti è tra i cinquanta firmatari dell'Unione nazionale delle forze democratiche guidata da Amendola.
A partire dall'estate del '24, sulla rivista umoristica "Il becco giallo", che non risparmia critiche al regime, tiene con lo pseudonimo V.E. Leno la rubrica "Sfottò".
Da marzo a dicembre del '25 è anche critico teatrale del "Risorgimento" di Roma, poi soppresso.Dal marzo del '26 comincia a collaborare, all'inizio senza firmare, a "La Stampa", introdottovi da Pancrazi.
Su "La Stampa" del 14 gennaio 1927 pubblica le pagine iniziali di "Gente in Aspromonte".
Riviste francesi e tedesche ospitano suoi scritti.
E' oggetto di attacchi da parte dei giornalisti fascisti, ma declina l'invito fattogli da amici francesi ad andare a Parigi.
Alla fine del '28 parte per Berlino e segue attentamente la vita culturale tedesca.
Rientrato definitivamente a Roma continua a collaborare con "la Stampa" e pubblica, approfondendo i suoi originali temi letterari, le raccolte di racconti "Gente in Aspromonte", "La signora dell'isola" e il romanzo "Vent'anni", che gli valgono poi il premio letterario "La Stampa" di 50.000 lire.
Nel 1933 riunisce in "Itinerario italiano" suoi scritti ed elzeviri su città e paesaggi d'Italia.
A partire dal '35 trascorre lunghi periodi a Santa Liberata (Grosseto).
Fino alla caduta del fascismo, Alvaro si mantiene comunque lontano dagli ambienti del potere e riesce a continuare con una relativa tranquillità la sua opera narrativa e saggistica.
Scrive anche una commedia,"Caffè dei naviganti", rappresentata a Roma nel '39. E' chiamato inoltre a collaborare al "Popolo di Roma" ,pur non essendo iscritto al Partito fascista.
Nel gennaio del '41 torna per l'ultima volta a San Luca per i funerali del padre. Tornerà invece più volte a Caraffa del Bianco (Reggio Calabria) a far visita alla madre e al fratello don Massimo, parroco del paese. dal 25 luglio all'8 settembre '43 assume la direzione del "Popolo di Roma". Con l'occupazione tedesca della città, colpito da mandato di cattura, si rifugia a Chieti, sotto il falso nome di Guido Giorgi, e vive dando lezioni di inglese.
L' amico, che ne ha favorito la fuga, mantiene i contatti tra lui e la moglie, rimasta a Roma. Nel giugno del '44 ritorna a Roma. Viene a sapere che il figlio è stato fatto prigioniero in Jugoslavia e che, in seguito si è unito ai partigiani nei dintorni di Bologna.
Nel '46 esce "L'età breve", primo romanzo del ciclo "Memorie del mondo sommerso".
Vive e lavora tra Roma, nell'appartamento di Piazza di Spagna, con terrazzo sulla scalinata di Trinità dei Monti, e a Vallerano, in provincia di Viterbo, ai piedi dei Monti Cimini, dove ha una grande casa in casa in mezzo alla campagna. Nel '54 deve sottoporsi a un intervento chirurgico per un tumore addominale, inizialmente creduto benigno. Riprende a lavorare con lena. Aggravatasi la malattia, che colpisce ora i polmoni, muore a Roma nella sua abitazione il mattino dell'11 giugno 1956, lasciando alcuni romanzi incompiuti e vari altri inediti. La cerimonia funebre, nella chiesa romana di Santa Maria delle Fratte, è officiata dal fratello don Massimo. Rispettando le sue ultime volontà, è sepolto nel cimitero di Vallerano, in una modesta tomba di peperino.