Antichi
mestieri
» Zampognaro
U'
Ciarameddharo
Quello dello zampognaro non era un vero e
proprio mestiere. Era una missione. Per
lungo tempo scomparsi ora stanno tornando
grazie al rinnovato interesse per la cultura
e le tradizioni popolari.
Gli zampognari si muovevano in coppia: uno
suonava la zampogna, strumento simile ad una
cornamusa, l'altro la ciaramella, strumento
a fiato fatto di canne.
Indossavano un giubbotto senza maniche di
montone ed un cappello guarnito di nastri.
Gli zampognari scendevano dai monti e dai
paesini, verso le cittą, per rimanervi per
la durata della novena (15-23 dicembre).
La cittą offrivano loro la possibilitą di
guadagno ed esercitavano un fascino
particolare in tutti i sensi. Molti pastori
apprendevano, con impegno, a suonare la
zampogna o la ciaramella, aspettando l'etą
per poter seguire il "rito" sulle orme
paterne.
Essi sentivano parlare tanto di quelle
cittą, delle sue luci, delle donne, dei
soldi guadagnati tanto da rivivere tutto, in
sogno, per anni.
Finalmente veniva il loro turno.

Con i cappelli a cono invellutati, le "zaricchie"
ai piedi, il nero mantello, lo strumento
sotto braccio, e, via, verso la "mecca"
tanto sognata.
Giravano per le vie suonando, fermandosi qua
e lą e raccogliendo le offerte occasionali o
stipulavano accordi con le famiglie che
allestivano i presepi, per suonare davanti a
quella "sacra raffigurazione" ogni sera,
all'ora della novena. Poi, a divertirsi.
Quelle settimane modulate dai suoni dolci
delle nenie natalizie, e tutto il resto
diveniva, poi, oggetto di racconto per un
anno.
Ai cittadini non restava che una lunga
attesa, per risentire quelle melodie, che
fanno tanto Natale.
Nei paesi, invece, pastori e contadini
scendevano dai monti, con le loro zampogne
solo il 24 a sera.
Andavano in giro per le case di amici e
conoscenti a suonare davanti al presepe.
Le padrone di casa offrivano vino e
fritture, per cui č immaginabile quale fosse
alla fine il loro stato di ebbrezza.
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