Antichi
mestieri
» Carbonaio
Figura
mitica quella del carbonaio che restava in
montagna per mesi interi, portandosi dietro
solo il mulo carico.
I carbonai tagliavano gli alberi e con le
roncole facevano la pulizia dei rametti.
Gli strumenti che utilizzava il carbonaio
erano pochi e spesso se li produceva con il
legno che trovava nel bosco, ad eccezione
della zappa, della pala e di un pennato in
ferro, con il manico in legno. Oltre agli
strumenti, in passato il carbonaio si
costruiva anche una capanna come dimora, con
gli arredi necessari per la sopravvivenza
nel bosco per lunghi periodi. Il suo era un
lavoro stagionale che iniziava in autunno
con i tagli del bosco e si concludeva alla
fine della primavera. Ma molto dipendeva
anche dalla quantità di lavoro da fare.
I carbonai lavoravano spesso in modo
individuale ma anche uniti in compagnie che
potevano esere costituite da 3 o 4 amici,
oppure da un nucleo familiare in cui igli
uomini avevano i compiti di maggior
responsabilità.
L’intero ciclo di lavorazione, che durava
circa sette giorni, si svolgeva nel luogo
che forniva la materia prima, il bosco,
talvolta lungo sentieri e mulattiere.
Prima di costruire la carbonaia si doveva
organizzare il lavoro con la sistemazione
dello spazio, denominato piazza, e della
legna. Dopo aver spazzato la superficie
della piazza, il carbonaio ne individuava il
centro e avviava la costruzione della
carbonaia collocando la legna verticalmente
intorno ad una struttura centrale che aveva
lo scopo di creare un camino. Questa
struttura centrale poteva essere fatta in
modi diversi, legati alle diverse conoscenze
dei carbonai.
Una volta collocata la legna in basso, in
modo tale da costruire una base con il
raggio di circa 50 cm, il carbonaio
disponeva la legna dello strato superiore
poggiando i pezzi sull’estremità di quelli
del primo strato. Procedeva così aggiungendo
legna progressivamente ai due strati fino
all’esaurimento della legna.
Una volta sistemata la legna la carbonaia
doveva essere coperta disponendo delle zolle
di terra in file concentriche, con la parte
erbosa a contatto con la legna, intorno alla
base fino a costruire una specie di muretto
alto circa 70 cm. Alcune zolle le collocava
sul culmine della carbonaia, a cui accedeva
per mezzo di una scaletta a pioli. Infine
procedeva alla copertura con foglie secche e
terra. Le foglie impedivano alla terra di
penetrare tra la legna e mantenendo umidità
ed elasticità alla copertura; la terra
permetteva di controllare la combustione e
l’accesso dell’aria.
Finita la copertura, il carbonaio accendeva
la carbonaia inserendo tizzoni accesi nel
camino, al centro della struttura. Una
piccola riserva di acqua era importante per
controllare le fasi della combustione.
Questa era la fase più difficile in cui il
carbonaio governava il fuoco, alimentandolo
dal camino con piccoli pezzi di legno e
controllando il suo procedere uniforme sulla
struttura. Finita la fase della combustione,
si spegneva il fuoco soffocandolo con la
terra e arieggiava poi il carbone
distribuendolo con il rastrello sulla
superficie della piazza. Quindi il carbone
raffreddato e separato dalla terra veniva
imballato in grossi sacchi e portato nelle
areee di commercializzazione. Il trasporto
veniva fatto tramite muli.
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