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archeologici
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argheologici
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Capo
Colonna e i resti del tempio di Hera
Lacinia - Le Castella
L'odierno
Capo Colonna è il promontorio
Lakinios dell'antichità, la punta
più ad oriente della Calabria,uno
dei primi approdi calabresi degli
Achei venuti dal mare. La colonna
dorica, erosa dai venti e dalla
salse-dine, è l'unica superstite del
famoso tempio dedicato ad Hera
Lacinia, un tempo circondato da un
bosco sacro, il maggiore dei templi
di Crotone (eretto verso il VI
secolo, ma segno eloquente di
contatti col mondo greco in età
precedente) ed anche il santuario
nazionale di tutti i coloni achei
dell'Italia meridionale.
L'Haeraum era un tempio dorico
esastilo periptero con doppia fila
di colonne (in tutto 48) ed immensi
erano i suoi tesori. Era decorato
conpitture di Zeusi (fra queste il
celebre ritratto di Elena di Troia),
statue di atleti olimpionici,
colonne rivestite d'oro, tavole
bronzee bilingui con la storia delle
campagne di Annibale in Italia. La
sua fama però gli valse ripetuti
saccheggi: prima quello operato da
Annibale e poi quello dei
conquistatori romani; in tempi più
vicini a noi, verso il 1500, le sue
colonne vennero usate per formare la
scogliera del porto di Crotone.
Le ultime campagne di scavi hanno
riportato alla luce particolari
murari del tempio e delle fabbriche
adiacenti.
La colonna che oggi è dato ammirare,
alta nove metri circa, con un
diametro di m. 1,77, presenta 20
scanalature ed è inclinata- verso
sud-ovest.
La colonna, pur nella sua solitaria
positura o forse proprio per essa,
esercita al giorno d'oggi un
singola-re fascino. Forse — dice il
poeta te-desco dell'Ottocento,
Uhland — essa è lì per testimoniare
di uno splendore oramai
tramontato.Prima di riprendere la
strada per Crotone, consigliamo di
visitare, da-to che si trova a pochi
passi dall'area archeologica, la
piccola chiesa de-dicata alla
Madonna di Capocolonna, al cui
interno è custodita copia di
un'immagine della Madonna stessa, il
cui originale si trova nella chiesa
Cattedrale di Crotone; si tratta di
una pregevole icona bizantina, che
un'antica leggenda attribuisce a S.
Luca Evangelista di Antiochia; la
te-la, di grande interesse artistico
e storico, sarebbe stata portata qui
da S. Dionigi Aeropagita, che per
primo si incaricò di diffondere in
questa zona di antica tradizione
pagana, il cristianesimo.
Chiudiamo questa «passeggiata in
Magna-Grecia» con la visita a Le
Castella (km. 3,5 dal bivio
Campolongo sulla superstrada fonica,
a 24 km da Crotone, in direzione
sud).
Presso il capo omonimo, su di
un'isoletta collegata alla
terraferma da un cordone di sabbia,
si trova un castello, che per la sua
collocazione ambientale è uno dei
più suggestivi d'Italia e forse
anche il più fotografato.
Lo costruì Andrea Carafa (1510-1525)
e nelle intenzioni dei progettisti
doveva costituire un imponente
baluardo a difesa della costa, anzi
la chiave del gigantesco sistema
difensivo contro le incursioni
turchesche. Certo è che non superò
la prima prova del fuoco, anche se
nel costruirlo gli architetti
militari aragonesi adoperarono tutti
gli accorgimenti e le risorse
tecniche militari.
Ma c'era fortezza in grado di
resistere, a quel tempo, al diavolo
dei mari, il famoso e terribile
Ariadeno Barbarossa? Per sette
giorni – dicono le cronache – la
guarnigione delcastello resistette,
ma il 29 aprile del 1536 dovette
capitolare. Tra coloro che vennero
catturati ed impiegati come schiavi
alle galere barbaresche, si trovava
un giovane del luogo, Giovan Dionigi
Galeni, che senza tanti scrupoli si
guadagnò la libertà e si mise al
servizio del Sultano di Tripoli,
raggiungendo il grado di ammiraglio
della flotta mussulmana.Dopo aver
visto le mura greche alla base del
castello, il castello stesso
recentemente restaurato, i resti
della cosiddetta «casa Annibale» ed
il busto di Occhiali sullo spiazzo
affacciato sullo scenografico
castello,resta da dire soltanto che
le Castella è oggi sede di numerosi
insediamenti turistici; è poi punto
di sbarco dei pescatori della zona e
rinomate sono le trattorie ivi
sorte, dove si può gustare il piatto
tipico del posto ed anche uno dei
più rinomati della Calabria fonica:
il cosiddetto «quadaru» o
«quadaruni», una zuppa di pesce
(cernia, scorfano, lumera, polipo,
cozze, gamberoni, fette di pane
abbrustolite), saporitissima e
piccante, forse l'unico piatto a
base di pesce che richiede il vino
rosso, naturalmente quello della
zona, forte ed odoroso.
L'area di Capo Colonna va ricordata
inoltre poichè, almeno in parte
corrispondente al sito della colonia
romana fondata nel 194 a.C. e
rimasta in vita fino al I sec. d.C..
Del centro romano si conserva a
vista untratto della cinta difensiva
e l'edifio delle Terme
|
Crotone:
la città di Pitagora -
Da Catanzaro Lido verso
Crotone, lungo l'arco immenso del
golfo di Squillace, la litoranea
lambisce l'orlo costiero ed in un
susseguirsi di paesaggi di schietta
bellezza, tocca Sellia, Cropani
Marina, Botricello, Capo Rizzuto,
Isola. Si tratta di centri di
recente insediamento o rinati a
nuova vita, perché ricadenti in una
zona dove la riforma fondiaria
avviata nell'ultimo dopoguerra ha
inciso nelle strutture e
nell'economia.Mare e cielo e sullo
sfondo la linea azzurrina dei
crinali silani, creano immagini
suggestive. Vale la pena di
ricordare che qui, il rapporto
dell'uomo con la natura sortì una
perfetta simbiosi, si realizzò in
quella cultura che fece della Magna
Grecia il centro del mondo civile
d'allora. Colori impetuosi e
rarefatti, arcani silenzi si
susseguono per lunghi tratti, cui fa
da pendant l'attonita solitudine
dell'immensa distesa azzurra dello
Jonio: quasi un richiamo di divina
intensità, la stessa – diremmo – che
portò alle rive joniche un gruppo di
coloni achei, per ordine
dell'oracolo di Delfo. Niente è più
greco di questa regione – scriveva
anni fa Cesare Pavese dal confino di
Brancaleone, sullo Jonio – i colori
della campagna sono greci –
aggiungeva –, gialle e rosse le
rocche, verde chiaro i fichi
indiani, rosa gli oleandri ed i
gerani a fasci dappertutto, nei
campi e lungo la ferrata, e le
colline spelacchiate bruno-oliva.
Storia, mitologia e letteratura
affondano in queste terre, e chi le
percorre e le visita si rende conto
di compiere un viaggio
straordinario, nel tempo come nello
spazio.
Raggiunta Crotone, che è oggi città
dinamica, linda ed accogliente, ben
attrezzata sul piano
turistico-ricettivo, dobbiamo subito
ricordare che qui sorgeva l'antica
colonia magno-greca fondata da un
gruppo di coloni Achei condotti da
Miscello verso la fine dell'VIII
secolo a.C.
Assurta a potenza commerciale e
militare, Crotone deve tuttavia la
sua maggiore fama alle scuole di
medicina e filosofia, che ivi
sorsero e che richiamarono fra le
sue mura gli uomini più illuminati
del mondo classi-co. In questa
città, patria di Orfeo, di Filolao,
di Aristeo e di Alcameone (fondatore
della celebre scuola me-dica
crotoniate), visse ed insegnò
Pitagora, sotto la cui influenza si
formò un esemplare governo
democratico.
Si deve inoltre a Pitagora ed ai
suoi discepoli se la matematica,
sino a quel tempo un compendio di
conoscenze pratiche, venne
trasformata in un sistema di qualità
elevata.
Furono i Pitagorici, altresì, che
per primi insegnarono ad amare il
prossimo, configurando in tal modo
l'etica che poco più tardi, con
Platone (è innegabile l'influenza
esercitata su di lui dal pensiero
pitagorico) ed Aristotele getterà le
basi del cristianesimo.
I Crotoniati si distinsero anche per
la grande passione sportiva. I
giochi dell'antichità, in specie
quelli Olimpi-ci, videro spesso
vincitori i loro cam-pioni, fra i
quali il leggendario Milone. I più
recenti ritrovamenti archeologici
hanno messo in luce, proprio sul
sito dell'odierna Crotone, tratti di
mura, resti di edifici, nonché
stupende monete, il cui verso reca
inciso il tripode profetico a
ricordo della mitica origine della
città.
Vale la pena di visitare il moderno
Museo archeologico statale (via
Risorgimento), ubicato in locali
ricava-ti dall'antico castello; vi
sono custoditi reperti dell'età
neolitica e della prima età del
ferro, uno straordinario monetiere
con esemplari dell'età magno-greca,
di Corinto e di Atene, dei Bruzi,
nonché romani e poi terre-cotte
votive ed altro materiale di grande
interesse storico ed archeologico
rinvenuto nel corso degli scavi
dell'antica città greca, nonché
nell'area del santuario di Hera
Lacinia, a Capo Colonna.
Interessante è anche la visita al
Castello, una grandiosa costruzione
del IX secolo, poi ripresa dagli
Angioini, dagli Aragonesi ed infine
da-gli Spagnoli, che nel 1541 ne
fecero un baluardo contro le
incursioni turchesche. A conclusione
– per un aggiornamento sulle più
recenti scoperte e delle relative
conoscenze sull'antica città greca –
diremo che l'esplorazione condotta
sul posto della Fondazione Lerici ha
dimostrato che «una delle più grandi
città dell'Italia antica che si
riteneva per sempre sepolta sotto
l'abitato moderno, svela invece
un'ampia parte d'età magno-greca
all'esterno di questo». Questa
«scoperta», i cui d ati con-fermano
in pieno quelli della tradizione
storico-letteraria inerenti la
fondazione della città (seconda metà
dell'VIII secolo a.C.), ha poi del
sensazionale se si considera che
proprio a Crotone si ebbe il primo
impatto della cultura urbana (case a
mattoni crudi e tegole, impianto
viario, simile a impianti noti di
città greche) e della civiltà della
Grecia, nel loro espandersi verso
l'occidente italico. Una scoperta di
grande valore storico e culturale,
dunque, da salvaguardare e
valorizzare, a cui si aggiungono
quelle ultime della Soprintendenza
archeologica di Calabria (tratti di
mura del IV secolo; un santuario che
ha restituito una quantità di
oggetti in ferro, forse doni di
schiavi o prigionieri liberati),
nonché il ritrovamento sul fondo
marino antistante il sito
dell'antica città, orientata lungo
l'arco del golfo, di numerose
colonne che recano iscrizioni latine
d'età imperiale. La moderna città di
Crotone occupa in parte il sito
della colonia Achea di Kroton
fondata alla fine dell' VIII sec.
a.C. sulle rive del fiume Esaro dai
greci della regione dell'Acaia.
Importanti resti archeologici legati
alla storia del centro greco sono
quelli oggi conservati nel parco
archeologico di Capo Colonna, così
come quelli pertinenti il tempio
dorico dedicato alla divinità di
Hera Kacinia, unitamente a quelli
dell' edificio religioso noto agli
sutdiosi come "Edificio B" dal quale
proviene il ricco tesoro di Hera. |
Palmi
L'area archeologica del pianoro di Taureane
di Palmi, località del
versante tirrenico calabrese, sede di uno
dei due centri brettii del Populus del
Tauriani individuati nell'area della Piana
di Gioia Tauro, conserva a vista alcune tra
le testimonianze attestanti l'esistenza di
un centro urbano anche per l'età romana
imperiale: tra queste, un lungo tratto di
basolato stradale, identificabile con uno
degli assi principali dell'abitato che corre
longitudinalmente alla stesso pianoro. Sul
suo lato occientale è invece visibile parte
di un complesso cultuale costituito dal
podio di un tempio di tipo italico,
circondato su tre lati da una duplice fila
di muretti, databile tra la fine dell'età
repubblicana e la prima età imperiale.
Sul lato sud del pianoro è conservato
l'ambiente ipogeo sempre di età romana, oggi
noto come cripta di San Fantino, sede
dall'età Bizantino-Medievale ad età Moderna
di un edificio religioso.
Roccelletta di
Borgia
Nel 1982 l'area
immediatamente a sud di Catanzaro
Lido, venne espropriata dallo Stato
per costituire il Parco Archeologico
di Roccelletta, oggi chiamato Parco
Scolacium. L'accesso agli scavi si
trova sulla strada per Borgia poco
dopo l'incrocio con la statale 106
ionica, il luogo, che prima era
associato ai castra hannibalis, è
stato definitivamente identificato
nel 1965 da Ermanno Arslan grazie al
ritrovamento di una epigrafe che
distinse topograficamente il sito
della colonia greca di Skylletion
che successivamente i romani
chiamarono Scolacium.
Gli
scavi hanno fino ad oggi evidenziato
strutture di epoca romana come il
teatro ed il foro, ed una basilica
di origine normanna risalente al
1060 d.c. Della antica Skylletion
greca, non sono ancora emerse
strutture murarie, causa la
sovrapposizione della città romana,
ma molteplici sono i rinvenimenti
ceramici del VI°, V° e IV° secolo
a.C.
Meglio documentate invece le
testimonianze archeologiche di epoca
romana: un itinerario
con pannelli esplicativi guida il
visitatore in un percorso che
dall'ingresso porta prima agli
imponenti ruderi della basilica
normanna di Santa Maria della
Roccella (XI° secolo d.C.)
proseguendo poi per la villa Mazza
dove è ubicato l'antiquarium che
ospita i rinvenimenti del luogo, si
trova un ex frantoio e si giunge al
foro romano.
Il foro è costituito da un'area
rettangolare (38 x 93 metri)
pavimentata da mattoni quadrati
circondata da portici, sono già
stati scavati un caesareum, la Curia
ed un'aula termale, sono altresì
visibili un tempietto, una fontana
monumentale ed un tribunal. Da
questa zona proviene anche una
splendida serie di statue e ritratti
del periodo imperiale (I°a.c. - III°
d.c.) conservati nell'annesso
antiquarium. oltre il foro,
appoggiato ad una collina, sorge il
teatro romano (I° e II° d.C.) che
doveva ospitare circa 3000 persone.
Sopra la collina del teatro sono
stati individuati anche un
anfiteatro, unico in Calabria,
datato II° secolo d.C., tre impianti
termali, una necropoli romana e
l'acquedotto anch'esso di
costruzione romana.Quanto da
alcuni anni in qua sta accadendo in
questo punto del golfo di Squillace
denominato ab antiquo la
Roccelletta, alle porte di
Catanzaro, può senz'altro essere
definito come l'avvenimento
archeologico e culturale più
eclatante di questi anni.
Perché quì, tra il verde intenso
degli ulivi secolari ed in mezzo ad
un paesaggio suggestivamente
classico, impreziosito dalla
splendida luminosità dell'atmosfera,
gli archeologi — infatti —vanno
pazientemente riportando alla luce
il volto marmoreo di un'antica
città, la romana Scolacium, sinora
nota soltanto attraverso le fonti
storiche, sorta sui resti della
greca Skilletion.
Anche se lo scavo è ancora in larga
parte da fare, Scolacium offre oggi
ai visitatori un ragguaglio
esauriente — inimmaginato — del suo
antico splendore: un teatro di
dimensioni ragguardevoli, un
anfiteatro, un quartiere
amministrativo, e poi le terme,
belle statue acefale togate,
mirabili teste, epigrafi marmoree,
monete, capitelli. antefisse e varie
decorazioni architettoniche,
mausolei funerari ed altro.
Un grande «giacimento di cultura»
sopravvive, dunque, in questo punto
della costa jonica, opportunamente
ora sottratto a secoli di incuria e
di silenzio, attraverso
l'acquisizione da parte del
ministero dei Beni Culturali del
vasto comprensorio della Roccelletta
posto tra il mare e le prime colline
di Borgia ed esteso per 35 ettari.
Si tratta del primo parco
archeologico della Calabria, il cui
obiettivo si ricollega,
naturalmente, alla prosecuzione
dello scavo dell'abitato
greco-romano, insieme al recupero ed
alla valorizzazione delle emergenze
bizantino-normanne presenti
nell'area del parco archeologico.
Oltre all'abitato greco-romano,
infatti, la continuità della vita di
questa regione, è documentata qui
dai resti della grandiosa basilica
d'età normanna di S. Maria della
Roccella, costruita con materiali
antichi, preceduta da una laura di
monaci basiliani e sorta
presumibilmente sul luogo di un
edificio sacro dell'antica colonia
romana.
Ma se la Roccelletta, con la sua
celebre chiesa, getta un ponte verso
l'era cristiana della civiltà di
Calabria, il passaggio dalla fase
greco-romana a
quella cristiana, è segnato tuttavia
dalla fioritura – proprio in questo
punto della costa jonica che più si
restringe verso quella tirrenica –
di celebri monasteri, la cui palma
spetta sicuramente al Vivariense,
cioé al centro monastico fondato
verso la metà del VI secolo da
Cassiodoro sulla baia rocciosa di
Copanello, vero epicentro di cultura
e faro di civiltà (la «prima
Università d'Europa», come lo definì
lo studioso Lipinski).
A rilevare e sostenere tale
tradizione di civiltà si
incaricheranno i Bizantini prima, i
Normanni poi, che nel dare slancio e
vigore alla crescita di un nuovo
centro – Squillace – erede e
continuatore dell'antica Skilletion,
spingeranno oltre nel tempo la
gloria religiosa di questa terra e
la sua millenaria vita culturale,
che proprio nella Calabria mediana
parte dalla preistoria, come
testimoniano i recenti ritrovamenti
della valle di Squillace-Girifalco:
segno indubbio di una civiltà
fiorita qui prima dell'arrivo dei
coloni greci.
Tre, dunque, le tappefondamentali di
questo primo, significativo,
itinerario culturale della Calabria
jonica: il parco archeologico
«Scolacium» alla Roccelletta di
Borgia; il promontorio roccioso di
Copanello ed infine Squillace. Un
viaggio a ritroso nel tempo e nella
storia, che offre l'occasione per un
contatto tra i più sorprendenti
(perché ancora poco conosciuto) e
tra i più suggestivi con
l'archeologia d'età greco- romana e
bizantino-normannasveva, nonché con
l'arte della ceramica che ha qui
radici remotissime e con il
paesaggio suggestivo del grande arco
del golfo di Squillace.
Presso la Marina di Catanzaro, lungo
la statale jonica n. 106, in
località Roccelletta di Borgia, ecco
il grande Parco archeologico
«Scolacium». Qui, nel punto esatto
della costa jonica che più si
restringe verso quella tirrenica,
un'èquipe di valorosi archeologi
(Foti, Arslan, Lattanzi, Spa-dea,
Donzelli, Racheli) ha recente-mente
portato alla luce una città romana –
la famosa Minervia Nervia Augusta
Scolacium, fondata da Gaio (o
Tiberio) Gracco (122 a.C.) e
ricolonizzata sotto Nerva (96-98
d.C.) – sorta sui resti della greca
Skitletion, le cui origini si
ricollegano al mito dell'ateniese
Menesteo, re-duce dalla guerra di
Troia.
Al di là della leggenda, è certo
tuttavia che i greci sono arrivati
in questo punto della costa jonica
verso il 530-520 a.C. (1 età del
Ferro), in un'epoca cioé coincidente
con la scomparsa dei siti indigeni,
la cuipresenza d'altra parte –così
come si è potuto accertare da
un'attenta esplorazione del
territorio circostante condotta in
questi ultimi anni dal-l'archeologo
Arslan – è attestata da una serie di
ritrovamenti databili tra l'inizio
del 2° millennio e la fine del 1 °
millennio a.C. (dal Paleolitico
Superiore al Bronzo Medio e
Recente).
La città fondata dai greci fu ad
ogni modo un centro modesto, ben
individuato nei suoi punti
principali.
Ai visitatori l'antica città offre
un ragguaglio esauriente –
inimmaginato – del suo antico
splendore. Prima di addentrarci nel
grande, venerando uliveto, al cui
interno sono stati individuati i
limiti dell'antico abitato, è il
caso di ricordare che verso il IV
secolo a.C., con l'inizio cioé
delprocesso di atrofizzazione delle
colonie greche d'Occidente, la città
cadde sotto l'influenza dei Bruzi,
che successivamente stipularono
trattati di alleanza con Annibale,
il quale tra il 207 ed il 203 a.C.
fece di questo tratto di costa il
teatro delle sue scorribande e da
Crotone, infine, rientrò a Cartagine
abbandonando Skilletion e la
Confederazione Bruzia al loro
destino.
All'interno del suo perimetro (m.
500 x 400), l'abitato d'età romana
presenta oggi:
— un grande teatro dell'età adrianea
(117-138 d.C.), di dimensioni
ragguardevoli, analoghe a quelle del
teatro di Pompei, la cui capienza
viene calcolata in 5 mila posti;
— il quartiere amministrativo
(basilica o foro), dove sono state
accertate le diverse fasi della via
della città: dai livelli più antichi
(IV sec. a.C.) a quelli d'età
romana. Quanto sinora è venuto alla
luce (un edificio pubblico a pianta
rettangolare, absidato, con portico
sul lato lungo, già decorato di
statue di togati; una bel-la piazza
appartenente alla fase più antica e
poi ripavimentata; una strada
basolata, anch'essa antica, non più
in uso al momento della costruzione
della basilica; un edificio cultuale
dedicato alla famiglia imperiale.
Quest'insieme di interessanti
ritrovamenti lascia presupporre
l'esistenza, in questo punto
dell'uliveto, di un'area sacra,
intesa in senso politico e non
religioso. L'importanza di
quest'area, che costituisce, sicché,
la parte fondamentale della vita
del-l'antica colonia e che in
passato ha restituito stupende
statue di togati (custodite nel bel
cortile della ottocentesca casa
padronale, a monte della anzidetta
basilica), è attestata inoltre dalla
presenza di opere in opus
reticulatum, che evidenziano –
trattandosi di un territorio
periferico,lontano da Roma – una
precisa committenza senatoriale, se
non ad-dirittura imperiale.
Ai margini dell'antico insediamento,
segnaliamo la presenza di alcuni
mausolei d'età repubblicana ed
imperiale (strada statale per Borgia
e nazionale jonica n. 106,
all'altezza del km. 182) e poi ciò
che resta delle terme suburbane (le
c.d. terme del Vescovo).Al limite
dell'antica città, infine, di cui
gli scavi recenti confermano con
sorprendente esattezza la
descrizione lasciataci da
Cassiodoro, sorgo-no i grandiosi
resti rosseggianti della basilica di
S. Maria della Roccella, d'età
normanna (XII sec.).
Le dimensioni di questa chiesa, il
carattere monumentale di essa ed il
vigore della sua immagine inducono
ad interpretare il monumento come la
manifestazione di una società
(quella Normanna) vittoriosa e
sicura di sé, che celebra il proprio
trionfo ed a collegarla poi con
l'opera di architetti occidentali a
conoscenza delle esperienze
architettoniche francesi (Cluny), ma
anche in con-tatto diretto con
l'ambiente culturale siciliano e con
il linguaggio ed i modi decorativi e
cromatico-coloristici bizantini di
Oriente, che con ogni probabilità
dovevano risultare maggior-mente
evidenti all'interno della chiesa.
A completare, senza soluzione di
continuità, il ventaglio delle
testimonianze archeologiche
dell'antica città – la romana
Scolacio sorta sui resti della greca
Scillezio, ripetiamo – è
consigliabile raggiungere i famosi
ed ora noti «luoghi cassiodirei», a
sette km circa (in direzione sud)
del Parco archeologico.
Raggiunta Copanello Alta
(sovrastante il «navifragum
Scylacium» di virgiliana memoria),
dov'è la Casa cantoniera sulla
nazionale jonica n. 106, bisogna
imboccare la rampa che conduce al
mare.
Una serie di curve e controcurve
segna il breve percorso (450 metri)
verso la chiesetta dedicata a S.
Mar-tino, il santo di Tours, i cui
resti emergono a fior di terra sulla
breve balzarocciosa affacciata sul
mare. La basilichetta è a tre
navate, con nartèce e conclusa da
una cella trichora, con locale
adiacente dove venne rinvenuto un
sarcofago del VI secolo d.C., che
alcuni studiosi ritengono la tomba
di Cassiodoro, il grande umanista
nativo di Squillace, protagonista
(insieme a S. Benedetto) di
un'originale organizzazione sociale
e culturale, al cui interno /'orbis
latinus, compromesso dai Barbari, si
ricompone in unità e si inizia,
mercé l'opera dell'ingegno e della
mano, la mirabile civiltà del
Medioevo.
La chiesetta di S. Martino sarebbe
una «succursale» del famoso
monastero Vivariense creato da
Cassio-doro verso la metà del VI
secolo d.C. II nome della fondazione
cassiodorea, assurta poi a fatto
culturale di enorme importanza per
tutto l'Occidente, sembra derivare
dai vivai di pesci, i vivaria
visibili tra gli scogli in basso e
chiamati ancora oggi «vasche di
Cassiodoro».Insieme con la chiesa di
S. Gennaro, presso il monastero
Castellense, dov'è oggi alquanto
manipolata la chiesa di S. Maria de
Vetere Squillacio (su di una altura
che domina il villaggio turistico di
S. Maria del Mare), la citata
basilichetta di S. Martino è
rappresentata in alcuni codici
medievali.
Sebbene i ruderi attuali siano ben
poca cosa rispetto all'antico
assettoarchitettonico, una traccia
appena percettibile dell'antico
splendore del centro monastico
cassiodoreo, essi tuttavia sono di
grande interesse per ciò che
riguarda i problemi ancora
irrisolti, inerenti l'evoluzione
dell'arte sacra in Italia
nell'Altomedioevo, nonché la
controversa questione delle origini
occidentali ed insieme orientali di
alcuni schemi.
Salendo per la via dell'Antico
Senato, il cui nome – è evidente -
ricorda antichi ordinamenti civili e
quindi la storia remota di
Squillace, visitiamo, nell'ordine:
la chiesetta di S. Maria della
Pietà, vero gioiello
del-l'architettura gotica del XIII
secolo; il castello dei Borgia del
XV-XVI secolo, con un bel portale
ancora intatto; poi, scendendo verso
corso Pepe, il bel portale in pietra
calcarea della chiesa di S. Pietro;
il cortile interno, con lezioso
pozzo, di palazzo Pepe; il palazzo
comunale; con i suoi frammenti
marmorei d'epoca romana; la facciata
della chiesa di S. Matteo (sec.
XVIII), con un portale decorato da
singolari sculture; la Cattedrale in
forme romaniche e l'annesso Museo
diocesano; il Centro per il Folklore
e le tradizioni popolari e la diruta
chiesa di S. Chiara.
Da visitare
Per visitare l'odierna Squillace e
quanto essa custodisce ancora della
sua antica struttura urbana e dei
monumenti religiosi e civili delle
varie epoche, dobbiamo tornare sulla
nazionale jonica n. 106, che è un pò
l'asse portante di questo
itinerario.
Dopo aver percorso poco più di due
km in direzione nord, lasciamo al
quadrivio la statale jonica ed
imbocchiamo sulla sinistra la
statale n. 181, che dopo sette
chilometri rag-giunge l'abitato di
Squillace, posto in positura
isolata, su di un promontorio
granitico in vista del mare.
Una volta raggiunta la cittadina, è
consigliabile parcheggiare l'auto ai
bordi dell'ampia, solare piazza
Duomo e percorrere a piedi il centro
storico, scoprendo così interessanti
me-morie della vita di questa
città.Va ricordato, infine, che
Squillace costituisce una tappa
d'obbligo negli itinerari di ricerca
delle attività artigianali di
Calabria, con particolare riguardo
alla produzione dei ceramisti e dei
vasai. Corso Pepe e le sue immediate
adiacenze, sono sot-to questo
aspetto una vera e propria
anticamera artigiana, dove si può
ammirare – naturalmente anche
acquistare – gli oggetti derivanti
dal-l'argilla, arricchiti da
elementi decorativi che ripetono,
con tocchi innovatori di estro
locale, i modelli riferibili alla
grecità della nascita ed in
alternativa quelli ricollegabili
alla tipica produzione
cinque-secentesca di questo centro,
i cui pezzi d'e-poca sono oggi
custoditi presso col-lezioni private
e nei principali Museispecializzati
italiani ed europei (Capodimonte,
Rovereto, Faenza, Palermo, Londra);
si tratta, in questo ca-so, di
oggetti – quali: piatti, anfore,
bottiglie – ingobbiati, graffiti e
deco-rati sul fondo rosso scuro del
biscotto.
Uscendo dalle botteghe dei vasai, la
passeggiata a piedi ci permette,
inoltre, di «scoprire» un ambiente
urbano sopravvissuto alle ingiurie
dei secoli ed in parte a quelle
mistificanti dei tempi moderni,
fatto da case addossate le une alle
altre, da palazzi nobiliari, da
portali in pietra calcarea, da
cortili, stradelle e stemmi; da un
insieme di testimonianze, cioé, di
grande interesse perla storia
dell'architettura in Calabria tra la
fine del Settecento e l'inizio
Ottocento. |
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Sibari
Il Parco
Archeologico di Sibari si trova al
km 25 della strada statale 106
Ionica che l'attraversa tutto,
l'area archeologica si trova sulla
riva sinistra del fiume Crati, sotto
il livello della faglia acquifera
con grossi problemi dovuti alle
infiltrazioni d'acqua che vengono
trattate con un complesso sistema a
pompe.
Gli scavi hanno fin ora messo in
luce la fase romana della città
(Copia) più superficiale e
consistente, ma è stato ultimamente
rinvenuto un intero quartiere
artigianale della Sybaris arcaica
denominato Parco dei Tori.
Il rinvenimento di pozzi e fornaci
fa pensare ad una destinazione
produttiva di questo quartiere
periferico della antica colonia
achea, abbondanti sono i materiali
ceramici databili tra il VII° e VI°
secolo a.C, mentre i 4 metri di
strato alluvionale che ricoprivano
il quartiere ha fatto subito pensare
alla distruzione crotoniate del 510
a.C.
Nella zona denominata Parco del
Cavallo, indagata sin dal 1932, è
emersa una grande Plateia (strada)
lunga 350 metri, con direzione
nord-sud, larga 13 metri e provvista
di canalizzazioni laterali, che ne
incrocia un'altra in direzione
est-ovest larga 7 metri; sull'angolo
nord-est di tale incrocio è situato
il teatro romano del I° d.C. già
individuato, mentre sugli altri
angoli si trovano case private
pavimentate a mosaico, con pozzo e
cortile, probabilmente risalenti
alla fase Ateniese della città (V°
a.C.).
Ad est della SS 106 la plateia
est-ovest prosegue oltre la strada
statale e incrocia una seconda
grande plateia nord-sud: I'ampiezza
dell'isolato così definito risulta
essere di 1000 piedi attici (295 m),
un dato da riferire all'impianto
ippodameo di Thourioi.
Cinquecento metri più ad est del
Parco del Cavallo, andando verso il
mare, si trova la nuova zona di
scavi, interessata dal cosiddetto
"scalo di alaggio", cioè uno scalo
sul mare adibito alla riparazione e
manutenzione delle imbarcazioni,
funzione che tenne dal IV° al I°
a.C. Sono emerse altresì resti del
grande muro in conglomerato con
blocchi di reimpiego relativi al
circuito difensivo della città già
in fase romana (Copia). |

Sale della Domus
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Locri Epizephiri
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Due Chilometri prima di arrivare
alla cittadina di Locri è possibile
visitare la trimillenaria Locri
Epizephiri fondata dai locresi di
Grecia verso il VII secolo a.C..
Molto interessanti sono gli scavi
ancora in corso, dell'antica città
greca che comprendono una vasta
cerchia muraria: due acropoli, i
resti dei vari templi, santuari e un
teatro greco-romano ubicato nel
comune di Portigliola (RC). Visita
di notevole interesse storico e
archeologico è l'Antiquarium nei
pressi degli scavi. |
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Monastarace
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Dell’antica città greca, che
giace sul sito della moderna
Monasterace Marina (da non
confondere con le moderne Caulonia e
Marina di Caulonia), rimangono resti
di abitazione messi in luce presso
il faro di Punta Stilo, e delle
fortificazioni con resti di torri e
porte; inoltre resti di un santuario
a m 200 a SO delle mura sul colle
della Passoliera, donde proviene una
serie di terrecotte architettoniche
della fine del VI sec. a.C. oggi
conservate nel Museo di Reggio, ed
anche ceramica greca della fine
dell’VIII sec. a.C. Il monumento più
importante è il tempio dorico, che
si trova a circa m 150 dal mare, in
prossimità del faro di Punta Stilo
(a circa m 500 dopo il paese): aveva
6 colonne in fronte e forse 14 sul
lato, copertura del tetto in marmo
pario, ed è databile alla metà del V
sec. a.C..Il Parco Archeologico di
Monasterace Marina, colonia achea
fondata lungo la costa ionica
calabrese sul finire dell'VIII
secolo a. C., è situato nelle
immediate vicinanze dell'attuale
centro abitato ed ingloba i resti
del santuario del tempio dorico, di
età classica, considerato il più
importante della città. Si
conservano, inoltre, quelli di
abitazioni di età ellenistica
fondata dai locresi di grecia verso
il VII secolo a.C..
Molto interessanti sono gli scavi
ancora in corso, dell'antica città
greca che comprendono una vasta
cerchia muraria: due acropoli, i
resti dei vari templi, santuari e un
teatro greco-romano ubicato nel
comune di Portigliola (RC). Visita
di notevole interesse storico e
archeologico è l'Antiquarium nei
pressi degli scavi. |
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