Itinerari
» L'Aspromonte
Le cascate dell'Aposcipo
Altitudini: da 1350 a
1500 metri
Durata dei percorso 4-5 ore, andata e
ritorno Autostrada SA-RC uscita
Bagnara, strada per Sant'Eufemia
d'Aspromonte, Gambarie. Proseguire per
Reggia Calabria e deviare per Montalto, al
bivio di Materazzelli scendere lungo una
stradella fino a Canovai dov'è attrezzata
un'area della Guardia Forestale. Li bisogna
lasciare l'automobile. Si segue quindi una
stradina sulla riva del torrente e dopo il
bivio si sale a destra lungo la linea che
separa la valle dei Ferraina da quella
dell'Aposcipo.
Ad una curva a "U" si
lascia la stradella e si piega a sinistra
sul crinale e si prosegue lungo il crinale.
Si raggiunge un pianoro folto di querce e
con i ruderi di una capanna di pietra. Si
comincia a scendere lungo il costone a zig
zag che porta di fronte alla cascata che
fuoriesce con forza dalla gola e con un
salto di 80 metri precipita nel laghetto
sottostante.
Le cascate del
Ferraina
Altitudini: da 1300 a
1350 metri
Durata del percorso: 3 ore, andata e
ritorno. Fino alla località Canovai
l'itinerario è come il precedente. Lasciata
l'automobile, si prosegue lungo il sentiero
sulla riva destra del torrente prima
attraverso un bosco di pini, poi nella
faggeta e accanto a grandi roveri. Al bivio
non deviare a destra e dopo poco si
raggiunge un pianoro, a sinistra sull'orlo
di un dirupo lo scheletro di un albero
schiantato dalla folgore. Da questo albero
si comincia a scendere lungo il costone tra
boschi di rovere e pini, il sentiero si fa
meno percettibile fino a raggiungere un
piccolo spiazzo.
Si lascia il costone
spostandosi a sinistra, quasi a ridosso di
una parete erosa e si scende. Alla fine,
superato un piccolo salto tra le radici di
una rovere ci si trova di fronte all'angolo
bellissimo che chiude le cascate del
Ferraina.
Le cascate del
Menta-Amendolea
Altitudini: da 1100 a
1300 metri
Durata dei percorso: 4-5 ore, andata e
ritorno. Fino a Gambarie il percorso è come
per gli itinerari precedenti. Poco oltre
Gambarie si prende la strada per Montalto.
Dopo qualche chilometro si devia a destra
lungo la strada asfaltata segnata dal
cartello che indica lavori di costruzione
della diga sul Menta e che scende verso il
fondo valle. Raggiunto il cantiere si lascia
l'automobile. Si scende quindi lungo la
strada del cantiere fin sul greto del fiume,
si segue la stradella che ridiscende
costeggiando il torrente. Il sentiero risale
nuovamente fino ad un culmine con una radura
ingombra di massi e di radi alberi.
Si scende poi lungo il
pendio sulla destra fino al punto in cui
sulla sinistra appaiono evidenti tracce di
erosione del terreno. Un sentiero appena
distinguibile si snoda a mezza costa sul
pendio a sinistra superando una frana ed un
ruscello fino a raggiungere un belvedere tra
le rocce da cui si gode della vista completa
delle bellissime cascate. Si può raggiungere
la base delle cascate scendendo liberamente
il costone fin sul greto del torrente.
Dal sanatorio di
Zervò al monte Scorda Altitudini: da 1150 a
1570 metri
Durata del percorso 5 ore
e mezza 6 ore, andata e ritorno.
Autostrada SA-RC uscita per Gioia Tauro,
continuare per Taurianova e Cittanova, e
seguire poi verso Gerace e Locri. Raggiunto
il Passo del Mercante si devia a destra
verso lo Zomaro. Si prosegue poi diritto
fino al Sanatorio di Zervò, un complesso di
edifici abbandonati. Li si lascia
l'automobile e si prosegue a piedi seguendo
una stradella che va oltre il Sanatorio e
attraversa un magnifico bosco di faggi e
abeti bianchi ricco di ruscelli e fonti.
Da monte lofri a
Croce di Dio sia lodato
Altitudini: da 970 a 1463
metri
Durata del percorso: 5 ore e mezza 6, andata
e ritorno
L'itinerario si snoda quasi interamente su
un crinale scoperto. Si tratta di un accesso
solitario e spettacolare all'Aspromonte dal
quale si dominano due delle più belle
vallate dell'intero massiccio. Proseguendo
oltre la Croce di Dio sia lodato si può
seguire sentiero che porta a Canovai nel
cuore del parco nazionale e sulle pendici
del Montalto attraverso il quale si può
attuare la traversata del massiccio.
Dalla statale jonica 106 a sud di Locri,
deviare verso l'interno, verso Samo.
Dal paese si prosegue
lungo la strada per Pineta Monte Iofri.
Superato Monte lofri si continua lungo la
strada a tratti asfaltata e a tratti a fondo
naturale e si arriva ad un casello forestale
e un po' più sotto ad uno spiazzo. Li si
lascia l'automobile. Ci si incammina lungo
un sentiero che taglia il rimboschimento e
con alcuni tornanti e saliscendi segue la
linea della cresta. Il sentiero passa nel
mezzo di grandi querceti e apre vedute a
destra sulla gola della fiumara Butramo e a
sinistra sulla valle della La Verde. Si
prosegue fino ad incontrare la sbarra del
parco nazionale. Oltre la sbarra il sentiero
in alcuni punti scompare a causa delle
frane, si aggira la cresta sulla destra in
vista della gola del Butramo.
Si giunge ad una piccola
sella sotto la pendice di Croce di Dio sia
lodato. Si abbandona il sentiero che
prosegue e si risale la pendice stessa
direttamente lungo un camminamento che si
inerpica a zig zag. Si passa attraverso un
bosco di grandi roveri, si giunge ad un
piano incrociando un sentiero che viene da
Canovai. Si gira a sinistra e poco dopo si
raggiunge il panoramico poggio di Croce di
Dio sia lodato.
"Itinerari
d'Aspromonte: antichi e di recente
riscoperta"
Da Locri a Gerace a
Zòmaro a Bovalino a San Luca a Polsi a
Bianco a Caraffa a Samo. Da Bova Marina a
Bova superiore a Roghudi a Casalnuovo ad
Africo a Pietrapennata a S. Elia a Gambarie
a Montalto.
Da Bova a Delianuova
esiste un sentiero tracciato che serviva
agli scambi tra le popolazioni del versante
ionico e quelle dell'Aspromonte che si
affaccia sul Tirreno come ad esempio quelli
di Delianuova.
Da Bova a Rogudi a
Delianuova (che con Galliciano costituiscono
il cuore della Calabria grecanica) si arriva
ai Piani da dove si scende verso Amendolea.
Lasciata la strada in cemento, si segue il
sentiero che scende verso Lestizi. In questo
tratto gli alberi dominanti sono la guercia
e il Leccio. Dopo Lestizi il sentiero scende
insinuandosi in profondi valloni che fungono
da collettori d'acqua durante il periodo
invernale. Si scende fino a Noì
caratteristica per i casolari sparsi e le
masserie. Da qui si raggiunge la fiumara
Amendolea seguendola per un tratto e
attraversandola per arrivare in vista del
vecchio abitato di Rogudi, lasciato il quale
si riprende il sentiero che arriva a Ghorio
di Rogudi.
Da qui il sentiero, in
terreno arido e pietroso sale fino a quota
1156: il paesaggio diventa alpestre. Si
supera passo Vividdo e si sale al monte
Cavallo 1331 m., dove la vegetazione si
infittisce. Si prosegue fino ad arrivare ad
una imponente frana che scarica nella
fiumara Amendolea. Di fronte si vede una
montagna intera che scivola a valle, è la
frana di Colella. Il sentiero continua fino
alle pinete di Pesdavoli.
Lasciata Pesdavoli si
segue una sterrata in salita lungo il
crinale. Qui a dominare sono il Pino Laricio
che divide lo spazio con il Faggio e
l'Abete. Dopo la strada che congiunge
Gambarie a Polsi, si prende il sentiero che
raggiunge la verde radura di Portella
Materazzi.
Dopo questa località ci si inoltra in
direzione nord-est seguendo un sentiero tra
faggete e radure caratterizzate dal Ginepro.
Si raggiunge la località Serro Falcone a m.
1782. Si prosegue tra boschi di Faggio, si
supera un bivio che smista due strade su i
due versanti ionico e tirrenico.
Si riprende il sentiero
immerso nelle faggete e si raggiunge Pietra
Tagliata a m. 1751. Da qui a Portella
Cannavari con i suoi giardini di Persefone e
scendendo a sud-est verso il versante
orientale si raggiungono le pinete dei Piani
di Carmelia. Da Carmelia si segue un
sentiero che scende tra boschi di Leccio, si
supera il puntone di Laccu e si continua a
scendere. Il Leccio lascia il posto al
Castagno e al sottobosco. Continuando a
scendere si giunge alle prime case di
Delianuova.
Da Samo a Montalto.
L'antica Samo (oggi Samo di Calabria) è
costituita da un Comune che ebbe la
denominazione nel 1911. Si possono vedere i
ruderi antichi che si fondono con il
paesaggio. Il collegamento con la costa è
assicurato dalla rotabile che porta a
Bianco. Più difficile invece è il percorso
montano che si inerpica in zone disabitate
tra boschi e valloni. E il regno dei
sentieri e dei tratturi che ancor oggi
consentono l'accesso alla zona. La natura è
incontaminata e si possono
rintracciare le orme del passato.
Da Samo nuova verso l'antica Samo si scende
al vallone di Santa Caterina. Si lascia la
strada asfaltata e ci si immette nel
sentiero che porta a Precacore.
La vegetazione è bassa,
tipica dell'Aspromonte orientale, ciò
consente la vista di magnifici panorami.
Raggiunto il puntone di Arcà, il sentiero si
snoda sulle pendici del monte Jofri le cui
pareti sono a picco e si prosegue attraverso
un bosco di pini fino alla località di Manu
Monacu e da li fino a Canovai, al casello
forestale: siamo nel parco nazionale della
Calabria. Per arrivare a Montalto si segue
la strada sterrata che fiancheggia a
sinistra la fiumara Ferraina, la si
attraversa e si prosegue tra boschi di
Faggio, Abeti e Pini. Dopo Croce Serrata si
segue il sentiero Giardini-Ferraghena che
attraversa boschi di fitta vegetazione e si
sale verso Montalto, la cima più alta
dell'Aspromonte m. 1956.
Sulla vetta, la statua
del Cristo benedicente e la rosa dei venti.
Da Gambarie a Carmelia.
Si attraversa il bosco di Gambarie fino alla
fiumara Saltovecchia, la si attraversa e si
prosegue sul sentiero fino ad arrivare ai
Piani di Quarti e poi alla sorgente Acqua
del Monaco. Si continua ancora fino a
raggiungere il cippo Garibaldi e poi il
passo delle due fiumare. Da li ai Piani di
Melia, fino a raggiungere Carmelia.
Da Carmelia a Zervò si
passa Portella Mastrangelo lungo le pendici
del monte Fistocchio dove si incontrano
squarci di ottimi panorami. Si scende
dolcemente in direzione nord-est sulla
strada che porta a Zervò e dopo poco si
raggiunge il Sanatorio, grande costruzione
realizzata negli anni venti che oggi ospita
la "Comunità Incontro" di don Pierino
Gelmini.
Da Zervò verso Trepitò e
verso Santa Caterina d'Aspromonte, le pinete
di Piano dello Zillastro, la valle dell'uomo
morto Serro Lungo e infine il bosco di
Trepitò e il monte Caturella.
Dal bosco di Trepitò
verso Ciminà, il Piano Vaccarizzo, Zomaro.
Al bivio si può scegliere il sentiero verso
la Fonte dell'Acqua Bianca e proseguire fino
a Cittanova e al Passo del Mercante che
collega il versante fonico a quello
tirrenico. Questa è una zona di interesse
archeologico del periodo romano con le
supposte fortificazioni di Spartaco.
Proseguendo fino alla pineta del Piano
Maschera, si arriva a Canolo nuovo.
Dal Passo del Mercante si
può raggiungere il Passo della Limina. A
partire da Canolo attraverso i Piani
Mortelle. Dal Passo della Limina il
"sentiero del brigante" lascia l'Aspromonte
e si inoltra nelle Serre catanzaresi. Si
arriva alla diga sul Metrano sopra Galatro
fino al Passo della Croce Ferrata e poi alla
contrada Angelella e a Fabrizia. Da qui
attraverso una zona caratterizzata da
colture e terrazzamenti, si giunge a
Contrada Santa Maria e quindi a Mongiana con
le tipiche fumanti carbonaie. Da qui si
prosegue per Bivonqi e Stilo. Si cammina tra
boschi sul sentiero che porta al Passo di
Pietraspada vicino al monte Pecoraro.
Continuando tra i boschi
si arriva alla Ferdinandea, un'ampia tenuta
boschiva di epoca borbonica e
successivamente alle cascate del Marmarico
fino a raggiungere Bivongi e quindi Stilo.
Da Gambarie si arriva in
mezzo a una grande pineta al mausoleo di
Garibaldi che ricorda la data del 29 agosto
1862 in cui il popolare eroe dei due mondi
venne ferito.
Da Gambarie fino alla Piazza Nino Martino
che ricorda il temuto brigante del 600,
attraverso la località Piani di Quarto.
Da Gambarie ai Piani di
Melia verso Carmelia per scendere verso il
Tirreno, valicare l'Aspromonte e raggiungere
i paesi della fascia ionica
Da Gambarie al Monte
Basilicò coperto di boschi di Faggio e
abetaie. Dal monte si scende per tornare a
Gambarie e da lì giungere a Santo Stefano
d'Aspromonte attraverso un sentiero tra
boschi di castagni. Si risale quindi fino al
vivaio forestale di Cucullaro e poi tra
uliveti e Querce fino a Mannoli.
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