L'ASPETTO FISICO
La Calabria, un tempo conosciuta come <<Il Gran Bosco d'Italia>> è una regione che possiede numerose catene e massici montuosi, specialmente nella parte settentrionale del suo territorio: per la estensione e per alcune sue proprie caratteristiche, la Sila predomina su ogni altra; già il suo nome, che significa <<selva>>, contribuisce a dare una visione di grandi boschi, di silenziose pinete, di verdi pascoli. La Sila si estende, su una altitudine media di 1400 metri, per 1700 chilometri quadrati, e si è soliti suddividerla, da nord verso sud, in Sila Greca, Grande e Piccola: è un vasto acrocoro granitico che inizia a sud del fiume Savuto per terminare, come un'appendice, con lo sperone del monte Reventino, nelle vicinanze di Nicastro. Inizia da nord, lungo il versante ionico, con pendii facilmente accessibili, vallate, e aperte, e pian piano si eleva alle più alte vette; da nord e da ovest, invece, il passaggio dalla zona pianeggiante è brusco e rapido: solamente dopo i 1000 metri si apre in tutta la sua ampiezza, con morbide ondulazioni, l'altopiano vero e proprio, occupato da pascoli campi di cereali, e talvolta anche da conche acquitrinose. Anche nella parte più meridionale della Sila, quella conosciuta come Piccola, le alture si presentano accidentate, incise dalle numerose e caratteristiche fiumare calabresi, disposte i valli di regolare raggera. I Romani, che già conoscevano i boschi ricchi di legna della Sila, comprendevano in essa anche l'altopiano delle Serre e l'Aspromonte; ne fecero molto presto una proprietà demaniale per impedire che la montagna fosse spogliata della sua naturale ricchezza. Il nome di Grecia al territorio più settentrionale della Sila deriva dal fatto che durante il dominio bizantino, e poi ancora nel secolo XV, con lo stanziamento di numerosi gruppi etnici Albanesi, allora chiamati genericamente Greci, la popolazione residente fosse in grande parte di lingua greca; la successiva divisione in Grande e Piccola deriva invece da ragioni amministrative, poichè la Grande fa parte del territorio della provincia di Cosenza, mentre la piccola appartiene alla provincia di Catanzaro. Della Sila fanno parte anche degli altri gruppi montagnosi quali la Presila, da Rossano a Catanzaro, il Marchesato, un ampio territorio un tempo appartenente alla famiglia Ruffo, che da Cosenza si dipartiva nei paesi tutt'intorno, e i Casali, compresi nelle vallate costituite dai fiumi Savuto e Crati. La composizione geologica della Sila è dovuta per la grandissima parte al granito, in modo che il gruppo centrale dell'altopiano si presenta compatto, con solamente pochissime infiltrazioni di altro materiale; a questa massa granitica si appoggiano scisti granatiferi. I periodi geologici riconoscibili bei terreni silani vanno dal giurassico all'eocenico, quest'ultimo presente nel territorio compreso tra Longobucco, Bocchigliero e Cropalati; tutta la parte orientale e meridionale della fascia intorno all'altopiano silano appartiene ai periodi miocenico e pliocenico. L'aspetto naturale della Sila è stato negli ultimi tempi mutato per opera dell'uomo, che ha costruito dighe di sbarramento in modo da ottenere dei grandi laghi artificiali che alimentano centrali elettriche, e ha introdotto le colture agricole fino alle massime altitudini concesse. Un altro imponente e complesso gruppo montagnoso è costituito dall'Aspromonte, che rappresenta l'estremo rilievo meridionale della penisola italiana; risulta nettamente delimitato lungo tre lati dal mare, mentre verso nord, dalla parte di terra, i suoi confini sono incerti e non facilmente determinabili: si può comunque considerando compreso, a ovest, tra i torrenti Métramo e Mésima, e ad est tra il torrente S. Nicodemo e la fiumara Tòrbido. L'Aspromonte scende alquanto velocemente verso la città di Reggio e la costa meridionale ionica: il blocco principale è un acrocoro disposto a raggera, con il centro a non molta distanza dalla vetta principale, il Montalto con 1958metri; la composizione dei terreni di questo blocco principale è costituita principalmente da gneiss e micascisti, e poi da argille, sabbie e conglomerati di vari periodi geologici. Questa particolare composizione ha fatto in modo che la zona intorno all'Aspromonte fosse una delle più soggette a terremoti dovuti all'assestamento interno della montagna. Un tempo l'Aspromonte era ricoperto da una fitta e continua foresta, che ha subito non poche decurtazioni per opera dell'uomo, anche se oggi si tende a rimboscare i brulli dorsali dei monti. Nelle zone più periferiche dell'Aspromonte, dove si fa maggiormente sentire il benefico influsso del mare, si trovano estese coltivazioni di agrumi, di alberi da frutto in genere, di uva; nella zona collinare, in special modo verso il litorale tirrenico, è diffusa la vite, gli olivi, i castagni, gli alberi da frutto. La soglia rocciosa, conosciuta come l'Istmo di Squillace, larga circa 30 chilometri, formata dall'addentrarsi del Tirreno e dello Ionio rispettivamente nel golfo di S. Eufemia e in quello di Squillace, divide la Sila, al nord, dalle Serre al sud. Le Serre sono una vasta regione ad altopiani, aventi una conformazione a gradini, talvolta interrotti da elevati dossoni, come il monte Pecoraro, di 1423 metri, il monte Crocco di 1268 metri, e diversi altri; tra queste montagne si aprono delle conche, anche di una certa estensione, quale quella di Serra di Chiaravalle. La zona, per le sue favorevoli possibilità, risulta notevolmente abitata, specie se la si confronti con più di ogni altra regione dell'altopiano offrono migliori condizioni per le coltivazioni agricole, si addensa la popolazione, mentre le pendici degradanti delle Serre hanno una bassa densità. Nella Calabria, regione in cui il profilo orografico appare molto tormentato e ancora più accentuato a causa della forma stessa della regione, stretta e allungata, si aprono delle brevi pianure chiuse da monti nella parte verso terra e aventi sfogo, dall'altro lato, verso il mare. La più grande di queste pianure è << La Piana>> per antonomasia, un irregolare pentagono che si affaccia al mar Tirreno a nord del fiume Messina, con una superficie di circa 260 chilometri quadrati, chiusa verso oriente della cerchia di monti dell'Appennino Calabrese. La sua formazione è dovuta a un fenomeno di sollevamento del fondo marino del golfo di Gioia, costituito da depositi alluvionali: per questo motivo principalmente, e poi anche per l'azione associata del clima e dell'umidità proveniente dal vicino mare, << La Piana>> gode di un'altrafertilità; viene coltivato sopratutto l'olivo, che qui raggiunge veramente dimensioni eccezionali, potendo una sola pianta produrre fino a 150 litri d'olio. L'olivo non è la sola coltivazione, vi crescono infatti vigneti, che danno ottime qualità di vino, come lo zibibbo e il lacrima, e presso il litorale gli agrumi. Questa piana così fertile e ricca, fino agli inizi dell'ottocento,a causa dell'abbandono dell'uomo, era ridotta a un gigantesco acquitrino, in produttivo e apportatore di malaria; a dare inizio ai lavori di bonifica, poi proseguiti fino a quasi ai nostri giorni, fu il marchese Vito Nunziante, che, dopo aver stipulato un contratto con il comune di Rosarno, che era tra i più interessati alla bonifica, per diversi anni si prodigò al risanamento e allo sviluppo della vasta Regione. I centri maggiori situati nella "piana" sono Rosarno, Taurianova, Cittanova, Polistena che sorgono sui terrazzi verso le montagne, ad un'altitudine che varia ai 200 ai 400 metri, e Palmi, Gioia, Tauro, S.Ferdinando nella prossimità della costa, affacciantisi sul golfo di Gioia. Un'altra estesa pianura Calabrese, situata però questa nella parte più settentrionale della regione, è quella formata dal fiume Crtaie dal suo affluente Coscile; il Crati, che passa da Cosenza, forma già da questo punto una stretta valle ma è solamente l'ultimo tratto del suo percorso che scorre in terreno pianeggiante e aperto: è questa la Piana di Sibari, nell'antichità celebre per la fertilità del suolo e l'abbondanza dei frutti. Tuttavia, in tempi a noi vicini, la pianura del Crati era in un deplorevole stato di malaria che mieteva numerose vittime, ciò era dovuto in parte al disordine idraulico, in quanto i fiumi, trascinando con sè una considerevole quantità di materiale alluvionale, tendevano ad innalzare il proprio letto e a straripare nella pianura. A questo stato di cose si è provveduto anche qui con intensi lavori di bonifica che hanno migliorato la situazione economica delle popolazioni; la pianura si può considerare oggi come un territorio tra i più fruttiferi dell'intera regione.