IL NOME E I CONFINI

Strano destino quello della penisola calabrese: in origine il nome Calabria stava ad indicare non l'attuale egione bensì un'altra penisola, quella salentina, abitata da Messapi e altri popoli italici. Fu solamente nel secolo VII della nostra era che il nome Calabria, per una curiosa trasposizione, fu posto ad indicare il territorio che ancora oggi porta questo nome; i Romani chiamavano l'attuale Calabria con il nome di Bruzio, che formava, nella divisione amministrativa augustea, la III Regio insieme con la Lucania. Anche durante la dominazione di Diocleziano il Bruzio costituì la IX provincia della Diocesi Italica. Fu solamente un secolo dopo, con i successivi imperatori di Bisanzio che dal Salento il nome Calabria passò alla maggiore penisola dell'Italia meridionale,  per rimanervi. Tuttavia le traversie non erano ancora terminate; fu istituita, e gli Aragonesi la mantennero, una divisione tra Calabria citeriore e una ulteriore. In seguito la parte meridionale della penisola fu a sua volta suddivisa. In ulteriore I, con città capoluogo Reggio, e ulteriore II, con capoluogo Catanzaro; risale appunto a questo a questo periodo l'uso del nome al plurale, Calabrie, uso che si conservò a lungo nella lingua non ufficiale; in epoca moderna, dopo la breve parentesi del regno napoleonico di Murat, i borboni, pur  eseguendo un riordinamento amministrativo della regione, mantennero la tradizionale tripartizione, che anche dopo l'unificazione con il regno d'Italia si conservò fino agli inizi del 900. Con la sua forma stretta e allungata, circondata da tre lati dal mare, La Calabria ha confini  amministrativi quasi completamente rispondenti a quelli geografici; al settentrione, confine e nello stesso tempo punto di unione con il resto d'Italia, vi è il massiccio dl Pollino: La Calabria è qui limitata da un'altra sola regione, la Basilicata, e, per un tratto assai considerevole, dalla provincia di Potenza. Il mare, poi, la circonda da ogni altro lato: lo sviluppo costiero della regione, proprio per questa ragione, è molto considerevole, 780 chilometri, che costituiscono - quasi il 20% dell'intero sviluppo costiero della penisola italiana; a occidente il mare Tirreno con il golfo di S.Eufemia si insinua nella terraferma contribuendo a formare il cosiddetto istmo di Squillace, quindi forma il promontorio di Tropea, poi il golfo di Gioia, e infine separa, attraverso lo stretto di Messina, la penisola calabrese dalla Sicilia. Il versante orientale è bagnato invece dalle acque dello Ionio: qui la Calabria raggiunge il suo punto più settentrionale, con il comune di Nocara, a poca distanza dalla antica città di Siris, situata però questa già nel territorio della Basilicata. In questo punto le coste della Calabria si ritirano formando un piccolo golfo, dove  si trova la città di Sybaris; più a meridione la regione tocca l'estrema propaggine orientale con il Capo delle Colonne, quindi lo Ionio si addentra ancora profondamente nella costa formando il golfo di Squillace. Tra il golfo di Squillace e equello, corrispondente sul versante tirrenico, di S.Eufemia, si ha una strozzatura che divide la Calabria i due parti distinte, meridionale e settentrionale.